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19 July, the day of remembrance, appeals to seek the truth and not to practise fake anti-mafia

July 19th is the day of remembrance, one of the days of memory. Twenty-eight years ago on via D'Amelio in Palermo, a car bomb blew up Judge Paolo Borsellino and his escort (Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano Claudio Traina and Vincenzo Li Muli), under the magistrate's mother's house.


Via D'Amelio massacre on July 19, 1992

57 days after the Capace massacre in which Giovanni Falcone, his wife Francesca Morvillo and their escort were killed. Memory and anti-mafia are intertwined, just as the controversy about the "rite" of commemoration is also intertwined, even though part of the truth about those massacres has not yet emerged.


«After 28 years since that damn July 19 - the President of the Region, Nello Musumeci recalled - a veil of mystery still covers the identity of those who ordered and executed the massacre in which Judge Paolo Borsellino and the agents of his escort died. The attack in Via D'Amelio calls into question negligence that we can better define as connivance, of men and apparatus that should have defended a man-symbol of the fight against the mafia. Paolo Borsellino was and will remain an example of moral integrity, professional ability and dedication to the State. His figure and his modus operandi - Musumeci adds - have left a trace, a seed, from which a new conscience was born and also a renewed vigour in the fight against criminality and malfeasance. A healthy and robust plant that today must be fed with the truth about connivance and complicity».


For the group leader Pd at the Sicilian Regional Assembly, Giuseppe Lupo, «remembering the sacrifice of Paolo Borsellino and the agents of his escort is a duty for everyone, even more so for those who occupy roles of leadership and responsibility. 28 years have passed, but the example of courage and love for Sicily that the judge barbarously killed together with the agents has shown continues to be a guide for young people and a civil example».


«To remember Judge Paolo Borsellino and the agents of the escort barbarously killed by the mafia is for the Cgil to want to reaffirm the commitment against what is ours and the need that in a moment critical as the current one is, keep your guard up», the General Secretary of Cgil Sicily, Alfio Mannino, says. «The history of our land - Mannino adds - is studded with dark moments which must, however, be the beacon that must continue to guide us to achieve liberation from the yoke of the mafia, justice, truth. The CGIL is there and wants to emphasize today the need not to set aside those rules and constraints introduced to counteract the mafia infiltrations that for too long have undermined the development of Sicily».


Two days ago, the president of the regional anti-mafia commission, Claudio Fava, launched the invitation to «bury the dead, once and for all». Fava, son of the journalist Giuseppe, killed by the mafia on January 5, 1984 in Catania, launched an appeal from the Facebook page of "CentoPassi per la Sicilia", saying enough to «prayers, masses in suffrage, commemorations, ships of legality. Whether it's July 19, May 23, or January 5: believe me, it makes no difference». In the speech in the form of prayer, Fava says: «Free us from interviews with 'relatives of the victims' (as if the others were only strangers). Free us from the false words of our consolation: anti-mafia legality heroes servants of the State. Free us from the escorts who cry in front of the cameras. Free us from anti-mafia printed on business cards (anti-mafia journalists, anti-mafia mayors, anti-mafia judges). Let us bury the dead, once and for all. And let's mourn them, please. And let us face life».


For Fava, the only way to «be worthy of those dead is to stay inside life; take slaps, and give them back; risk your own skin (if necessary) but without looking in the mirror; call yourself sinners, but kneel down to wash the feet of the other to make amends for those sins; smiling and laughing and remembering the dead when they were alive and knew how to speak to us - with affection, in a low voice - of their imperfect lives; seeking the truth, without any capitals, knowing that it costs pledges, toil and sleepless nights; crossing the middle ground on foot, barefoot, without escorts, making sabres, titles and ties». And then he concluded: «I'm sure Paolo Borsellino, and all the others, will appreciate it».



(ITA) 19 luglio, il giorno della memoria, tra appelli a cercare la verità e a non praticare antimafia di facciata


Il 19 luglio è il giorno della memoria, uno dei giorni della memoria. Ventotto anni fa on via D'Amelio a Palermo, un'autobomba fece saltare in aria il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta (Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano Claudio Traina e Vincenzo Li Muli), sotto casa della madre del magistrato. 57 giorni dopo la strage di Capace in cui rimase ucciso Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e la scorta. Memoria e antimafia si intrecciano, come si intrecciano anche l polemiche sul "rito" delle commemorazioni, mentre parte della verità su quelle stragi non è ancora emersa.


«Dopo 28 anni da quel maledetto 19 luglio - ha ricordato il presidente della Regione, Nello Musumeci - un velo di mistero copre ancora l'identità di mandanti ed esecutori della strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. L'attentato di via D’Amelio chiama in causa negligenze che possiamo meglio definire connivenze, di uomini e apparati che avrebbero dovuto difendere un uomo-simbolo della lotta alla mafia. Paolo Borsellino è stato e rimarrà un esempio di integrità morale, capacità professionale e dedizione allo Stato. La sua figura e il suo modus operandi - aggiunge Musumeci - hanno lasciato una traccia, un seme, dal quale è nata una nuova coscienza e anche un rinnovato vigore nella lotta alla criminalità e al malaffare. Una pianta sana e robusta che oggi va alimentata con la verità sulle connivenze e le complicità».


Per il capogruppo Pd all’Assemblea regionale siciliana, Giuseppe Lupo, «ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta è un dovere per tutti, ancor più per chi occupa ruoli di guida e responsabilità. Sono passati 28 anni, ma l’esempio di coraggio e amore per la Sicilia che il giudice barbaramente ucciso assieme agli agenti ha dimostrato continuano ad essere guida per i giovani ed esempio civile».


«Ricordare il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta barbaramente uccisi dalla mafia è per la Cgil volere ribadire l’impegno contro cosa nostra e la necessità che in un momento

critico come quello attuale si tenga alta la guardia», dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino. «La storia della nostra terra - dice Mannino - è costellata di momenti bui

che devono però costituire il faro che deve continuare a guidarci per ottenere la liberazione dal giogo della mafia, la giustizia, la verità. La Cgil c’è e vuole sottolineare oggi la necessità di non accantonare  quelle regole e quei vincoli introdotti per contrastare le infiltrazioni mafiose che da troppo tempo pregiudicano lo sviluppo della Sicilia».


Due giorni fa, il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, aveva lanciato l'invito a «seppellire i morti, una volta per tutte». Fava, figlio del giornalista Giuseppe, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 a Catania, ha lanciato un appello dalla pagina Facebook di "CentoPassi per la Sicilia", dicendo basta a «preghiere, messe in suffragio, commemorazioni, navi della legalità. Che si tratti del 19 luglio, del 23 maggio, o del 5 gennaio: credetemi, non fa differenza». Nell'intervento in forma di preghiera, Fava afferma: "Liberaci dalle interviste ai 'parenti delle vittime' (come se gli altri fossero solo forestieri). Liberaci dalle parole false della nostra consolazione: eroi legalità antimafia servitori dello Stato. Liberaci dagli scortati che piangono davanti alle telecamere. Liberaci dall'antimafia stampata sui biglietti da visita (giornalisti antimafiosi, sindaci antimafiosi, giudici antimafiosi). Seppelliamo i morti, una volta per tutte. E togliamoci il lutto, per piacere. E affrontiamo la vita».


Per Fava, l'unico modo per «essere degni di quei morti è stare dentro la vita; prendere schiaffi, e restituirli; rischiare la pelle (se proprio è necessario) ma senza rimirarsi allo specchio; dirsi peccatori, ma inginocchiarsi a lavare i piedi dell'altro per fare ammenda di quei peccati; sorridere e ridere e ricordare i morti quando furono vivi e seppero parlarci - con affetto, a bassa voce - delle loro vite imperfette; cercare la verità, senza alcuna maiuscola, sapendo che costa pegni, fatica e notti senza sonno; attraversare le terre di mezzo a piedi, scalzi, senza scorte fanfare sciabole titoli e cravatte». per poi concludere: «Sono sicuro che Paolo Borsellino, e tutti gli altri, lo apprezzeranno».