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  • Gianluca Reale

Animali, le guardie zoofile in prima linea contro i "cagnari" che lucrano sul traffico di cuccioli


Le vere bestie sono gli uomini a volte? «Direi proprio di sì», dice Angelica Petrina, responsabile della sezione Lav di Catania. «La maggior parte delle segnalazioni che riceviamo – dice Petrina – riguardano cani e gatti, ma anche animali d’arredo, cavalli, capre, pecore, fauna selvatica. Riceviamo tantissime segnalazioni, abbiamo anche subito delle aggressioni e per stare dietro a tutte le richieste di intervento a volte coinvolgiamo anche altre associazioni presenti sul territorio». Come L’Altra Zampa. O l’Oipa, la cui delegata per Catania, Tiziana Genovese, è anche la coordinatrice del gruppo territoriale delle guardie zoofile che fanno capo all’associazione.


«Abbiamo deciso di formare le guardie dopo circa 10 anni di volontariato e aver conseguito le competenze adeguate – spiega Tiziana – perché il maltrattamento degli animali non è riconducibile solo alla zoomafie, ma viene esercitato in varie forme». In questi anni, aggiunge Genovese, «abbiamo visto di tutto, un grande sottobosco di illeciti, come la riproduzione e la vendita di cuccioli che spesso ha alle spalle una rete o una organizzazione di persone». Il fenomeno dei cosiddetti «cagnari», che «prendono le femmine e le fanno riprodurre fino allo sfinimento è molto frequente dalle nostre parti. I cuccioli vengono venduti alle famiglie o addirittura per altri usi, come l’allevamento per il combattimento o per l’addestramento dei cani con prede vive», rivela Genovese.


Una pratica terribile, eppure diffusa. Anche con animali più grandi. «In genere prendono randagi, prelevati sul territorio, ecco perché spesso si ritrovano cani morenti, massacrati e pieni di morsi», aggiunge la delegata Oipa. Il caso del cane ritrovato nei giorni scorsi nel territorio di Paternò potrebbe essere riconducibile a questa pratica. «Non escludo che quel cane possa aver combattuto e poi sia stato buttato via. Abbiamo lanciato appelli per stimolare chi ha visto a denunciare, anche garantendogli l’anonimato – dice Tiziana - ma sappiamo che il triangolo Paternò-Adrano-Biancavilla è molto difficile».


I nuclei di guardie zoofile dell’Oipa sono molto attivi sul territorio siciliano. «Siamo nominati con decreto prefettizio – spiega Genovese - e quindi siamo a tutti gli effetti guardie giurate. Facciamo attività praticamente ogni fine settimana ci attiviamo su segnalazioni di privati, ma collaboriamo con gli enti pubblici, con le Asp e anche con le Procure, perché siamo ufficiali giudiziari con qualifica di polizia amministrativa e con una funzione repressiva e abbiamo l’obbligo di comunicare le notizie di reato di cui veniamo a conoscenza. La nostra pertinenza sono gli animali da affezione, cani e gatti, ma segnaliamo anche altri casi: ultimamente abbiamo molte segnalazioni sulla cattiva detenzione degli equini».


In genere, «tranne casi gravi di maltrattamento – rivela Genovese - di solito rileviamo condizioni di cattiva detenzione, spesso la “detenzione a catena” e in spazi non conformi, il confinamento in balconi, in spazi non attrezzati, la mancanza di cure. Qui in Sicilia c’è un alto livello di ignoranza. E non è una questione economica, perché molte persone facoltose tengono i cani in condizioni pessime. Anzi, nei quartieri più degradati troviamo maggiore considerazione per gli animali». Catania, come gran parte del territorio siciliano, è un contesto difficile, per tanti motivi. «Entrare a casa delle persone non sapendo cosa si trova – conclude Genovese - non è semplice. Ma abbiamo fatto una scelta: essere portavoce della legalità. Dove non ci sono rischi per la nostra incolumità dobbiamo andare: da noi dipende la sorte di un animale». Per non farlo essere vittima di altre bestie. Gli uomini, talvolta.