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  • Gianluca Reale

Art, Sine Die, "shots" from the lockdown that tell each of us

A photograph and a text, when there is one. To stop even a moment, a feeling, a thought of the three months we lived in lockdown.

A unique, unforeseen, unthinkable experience that has established complex social and human dynamics, which cannot escape an artistic, inner, personal look, but can also offer a collective vision. That of Fondazione Oelle Mediterraneo Antico's Sine Die project, which will be presented on Monday 8 June at 7 p.m. in the piazzetta of the Four Points by Sheraton Catania.


It will be the occasion to launch the online platform of Sine Die (fondazioneoelle.com/sinedie) which collects the over 100 photographs and selected texts of the "call for entries" launched in the most severe period of the coronavirus emergency with the aim of producing an online photographic archive of selected images through a contest open to all. Because a «photographic fund is useful to collect from different angles testimonies of these terrible months». The images, the artists, the common people, are all there, with their emotional, ideal, sign of time. Established photographers, ordinary people. Artists and not, united, even as a couple, in a virtual sharing. Eye and word. Place and thought. It's impossible to name everyone, but Mario Cresci should be cited for his desire to be there with an image «taken from a new series entitled "Minimun" born during the days of the coronavirus when we were all at home and the look was on the small things that we normally did not see or took for granted».


So Sine Die «implies, ironically, may never end - explains Carmelo Nicosia, director of the Oelle Foundation - and wraps like a cloud the vital state of all of us poor devils who until yesterday swirled like mad, deeply convinced that daily accelerations could stop Time, like Super Heroes. Suddenly, like in a horror film, kings and queens, poor and rich, have to reckon with the imponderable, that annoying, hateful and impenetrable state of being, that everything calls into question, fear pervades us and what until yesterday was certainty, now becomes a collective drama. The indeterminate Time in the era of the Corona Virus, takes on an exhilarating connotation: it becomes pop».


And this pop becomes participatory. Faces, things, places, sensations, emerge in photography. Artistic, professional, amateur. The shots of the young students of the Academy of Fine Arts find their own space in the Academy Young section. It's what each image tells us about us that counts. Even those that come from hospital wards. Because Sine Die, as the president of the Oelle Foundation, Ornella Laneri, points out, «is a sign, thanks to the many who have grasped it and made it visible».


A sign of a journey that has already begun in contemporary photography. Another step in the post lockdown was the reopening of the exhibition GE/19 Boiling Projects - From Guarene to Etna, in the three venues inaugurated on 21 February: the former Church of the Carmine and Palazzo Duchi di Santo Stefano, in Taormina, the FON Art Gallery, in Aci Castello. A journey in contemporary Italian photography between research and experimentation, realized by Fondazione Oelle in collaboration with Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, curated by Filippo Maggia. The "surprise" that the director of Oelle, Nicosia, anticipates us is that from the end of June «the works on display will "speak". We imagined that in these three months of closure, even the works had taken advantage of this to exchange ideas and reflections. Like all of us. Now they will tell us about them».


(ITA) Arte, Sine Die, “scatti” dal lockdown che raccontano ciascuno di noi


Una fotografia e un testo, quando c’è. Per fermare anche un attimo, una sensazione, un pensiero dei tre mesi che abbiamo vissuto in lockdown. Un’esperienza unica, imprevista, impensabile che ha instaurato complesse dinamiche sociali e umane, che non può sfuggire a uno sguardo artistico, interiore, personale, ma può offrire anche una visione collettiva. Quella del progetto Sine Die della Fondazione Oelle Mediterraneo Antico, che verrà presentato lunedì 8 giugno alle ore 19 nella piazzetta del Four Points by Sheraton Catania.


Sarà l’occasione per lanciare la piattaforma on line di Sine Die (fondazioneoelle.com/sinedie) che raccoglie le oltre 100 fotografie e i testi selezionati della “call for entries” lanciata nel periodo più severo dell’emergenza coronavirus con l’obiettivo di produrre un archivio fotografico on line di immagini selezionate attraverso un contest aperto a tutti. Perché un «fondo fotografico è utile per raccogliere da diverse angolazioni testimonianze di questi mesi terribili». Le immagini, gli artisti, le persone comuni, sono tutte lì, con il loro carico emotivo, ideale, segno del tempo. Fotografi affermati, persone qualsiasi. Artisti e non, uniti, anche in coppia, in una condivisione virtuale. Occhio e parola. Luogo e pensiero. Impossibile fare i nomi di tutti, ma Mario Cresci va citato per la sua voglia di esserci con un’immagine «tratta da una nuova serie che ha per titolo “Minimun” nata durante i giorni del corona virus quando stavamo tutti a casa e lo sguardo si posava sulle piccole cose che normalmente non vedevamo o davamo per scontate».


Così Sine Die, che «sottintende, ironicamente, potrebbe non finire mai – spiega Carmelo Nicosia, direttore della Fondazione Oelle - avvolge come una nuvola lo stato vitale di tutti noi poveri diavoli che sino a ieri roteavano come matti, profondamente convinti che le accelerazioni quotidiane potessero fermare il Tempo, come dei Super eroi. Improvvisamente come in un film dell’orrore, re e regine, poveri e ricchi, devono fare i conti con l’imponderabile, quel fastidioso, odioso e impenetrabile stato dell’essere, che tutto rimette in discussione, la paura ci pervade e ciò che fino a ieri era certezza, ora diviene, dramma collettivo. Il Tempo indeterminato nell’era del Corona Virus, assume una connotazione esilarante: diventa pop».


E questo pop si fa partecipativo. Volti, cose, luoghi, sensazioni, emergono in fotografia. Artistica, professionale, amatoriale. Gli scatti dei giovani allievi dell’Accademia di Belle Arti trovano spazio a sé nella sezione Academy Young. Conta cosa ci racconta di noi ogni immagine. Anche quelle che vengono dalle corsie d’ospedale. Perché Sine Die, come sottolinea la presidente della Fondazione Oelle, Ornella Laneri, «è un segno, grazie ai molti che lo hanno colto rendendolo visibile».


Un segno di un percorso già avviato nel “viaggio” dentro la fotografia contemporanea. Un’altra tappa nel post lockdown, infatti, è stata la riapertura della mostra GE/19 Boiling Projects - Da Guarene all’Etna, nelle tre sedi inaugurate il 21 febbraio: l’ex Chiesa del Carmine e Palazzo Duchi di Santo Stefano, a Taormina, la FON Art Gallery, ad Aci Castello. Un viaggio nella fotografia contemporanea italiana tra ricerca e sperimentazione, realizzato dalla Fondazione Oelle in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a cura di Filippo Maggia. La “sorpresa” che ci anticipa il direttore di Oelle, Nicosia, è che da fine giugno «le opere esposte “parleranno”. Abbiamo immaginato che in questi tre mesi di chiusura, anche le opere ne avessero approfittato per scambiare idee e riflessioni. Come tutti noi. Adesso ce le racconteranno».