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Caltanissetta, 500 people demonstrating to demand justice for Adan Siddique (VIDEO)

by Donatello Polizzi


#GiustiziaperAdnan Not only a slogan, not a made phrase but a painful and decisive invocation that rose from the heart of Caltanissetta, from the historic center of the city, yesterday evening.

More than 500 people took part in the demonstration organized by the House of Cultures and Volunteering with the support of the Pakistani and Afghan communities, cultural mediators Gul Noor Senzai and Adnan Hanif and associations Iside, MigrantiSolidali, ''San Filippo Apostolo'' and MO.V.I. (Movimento Volontariato Italiano).


Many banners in Corso Umberto I, all united by a common thread: justice for Adnan. The wrists of those holding the banners were joined by black ribbons as a sign of mourning; huge green and red hearts on the chests of the participants. A heart of candles surrounding a photo of the Pakistani, Adnan Siddique, murdered by 5 compatriots for helping a friend to denounce an illegal gangmasters case.



Cultural mediators: «Adnan didn't deserve this end»


«Adnan did not deserve this end - Adnan Hanif said - perhaps the criminals who killed him deserved it». Tough words, perhaps unexpected. The emotion filters through his glasses: «He had escaped from Pakistan to avoid being subjected to those who exploited the workers, here he found the same situation. He fought and was killed: we demand justice».


On the same wavelength, Gul Noor Senzai: «Adan was a golden, good, generous, beloved boy. His killers must be punished. Thanks to the mayor, he immediately accepted our demonstration. Thanks to the police headquarters, thanks to the Nissenians. All these people are a concrete sign, a demand for justice».



The demonstration and the muslim prayer


Posters, flags of various nations, many Pakistani TVs: a single common denominator, composure. A little table for a fundraising in favour of the victim's family. Adnan was known by all as a decent, well-liked, honest boy who saw his dreams, his desire for a normal and serene life wrecked under the blows of his murderers. His every thought, emotion, drowned in the blood that flooded the floor of his home, where he was killed.


Sober, dry, subtle, lashing ceremony. Microphone in the hands of Filippo Maritato, president of the Movi: «No verbiage, no rhetorical sentences, just the demand for justice. The responsibilities of those who knew and did not speak, now it's late. But we must remedy it in another way». Then the invitation to demand justice for Adnan. Friends, unable to speak, voice swallowed by tears and pain. So many "normal" citizens, ordered but determined: all incisive and direct in their request. Teenagers, old people, mothers with prams and the inevitable banner. Then a Muslim prayer and finally a minute of silence: lacerating, deafening, motionless, as all the silent and absorbed square.



The mayor of Caltanissetta: «We need responses about exploitation in the countryside»


Roberto Gambino, mayor of Caltanissetta, made it clear: «In the trial against the murderers of Adnan, the City will become a civil part. This full square tells the value of Caltanissetta. I don't see here Italians, Pakistanis, Afghans or other nationalities people, I see only many... people from Caltanissetta». All together asking for justice.



(ITA) Caltanissetta, 500 in piazza peer chiedere giustizia per Adan Siddique


di Donatello Polizzi


#GiustiziaperAdnan Non un mero slogan, non una frase fatta ma, un’invocazione dolente e decisa che si è alzata dal cuore di Caltanissetta, dal centro storico del capoluogo nisseno.


Oltre 500 persone hanno preso parte alla manifestazione organizzata dalla Casa delle Culture e del Volontariato con il sostegno delle comunità pakistane ed afgane, dei mediatori culturali Gul Noor Senzai e Adnan Hanif, delle associazioni Iside, MigrantiSolidali, ''San Filippo Apostolo'' e MO.V.I. (Movimento Volontariato Italiano).


Numerosi striscioni in corso Umberto I, tutti uniti da un filo conduttore: giustizia per Adnan. I polsi di chi reggeva gli striscioni sono stati uniti da nastri neri in segno di lutto; enormi cuori verdi e rossi sui petti dei partecipanti. Un cuore di candeline a contornare una foto del pakistano, Adnan Siddique, assassinato da 5 connazionali per aver aiutato un amico a denunciare un caso di caporalato.



I mediatori culturali: Adnan non meritava questa fine»


Adnan Hanif: «Adnan non meritava questa fine, forse la meritavano i delinquenti che lo hanno ucciso”. Parole dure, forse inaspettate. La commozione filtra sotto gli occhiali: «Era fuggito dal Pakistan per evitare di sottostare a chi sfruttava i lavoratori, qui ha trovato la stessa situazione. Ha lottato ed è stato ucciso: chiediamo giustizia».


Sulla stessa lunghezza d’onda, Gul Noor Senzai: «Era un ragazzo d’oro, buono, generoso, amato. Devono essere puniti i suoi assassini. Grazie al sindaco, ha subito accettato la nostra manifestazione. Grazie alla questura, grazie ai nisseni. Tutte queste persone sono un segno concreto, una richiesta di giustizia».



La dimostrazione in piazza e la preghiera musulmana


Manifesti, bandiere di varie nazioni, molte tv pakistane: un unico comune denominatore, la compostezza. Un banchetto per una raccolta fondi a favore della famiglia della vittima, da tutti conosciuto come un ragazzo perbene, benvoluto, onesto, che ha visto i suoi sogni, il suo desiderio di una vita normale e serena naufragare sotto i fendenti dei suoi assassini. Ogni suo pensiero, emozione, è affogata nel sangue che ha inondato il pavimento della sua abitazione, dove è stato ucciso.


Cerimonia sobria, asciutta, sottile, sferzante. Microfono nelle mani di Filippo Maritato, presidente del Movi: «Nessuna verbosità, niente frasi altisonanti ma, soltanto la richiesta di giustizia. Le responsabilità di chi sapeva e non ha parlato, adesso è tardi. Ma dobbiamo rimediare in altra maniera». Poi l’invito a chiedere giustizia per Adnan. Amici, incapaci di parlare, voce inghiottita da lacrime e dolore. Tanti cittadini “normali”, ordinati, ma decisi: tutti incisivi e diretti nella loro richiesta. Adolescenti, anziani, mamme con carrozzine ed immancabile cartello. Poi una preghiera musulmana e infine un minuto di silenzio: lacerante, assordante, immobile, come la piazza muta ed assorta.



Il sindaco di Caltanissetta: «Vogliamo risposte sullo sfruttamento nelle campagne»


Roberto Gambino, sindaco di Caltanissetta, ha chiarito: «Il Comune nel processo contro gli assassini di Adnan, si costituirà parte civile. Una piazza piena che racconta il valore di Caltanissetta. Non vedo italiani, pakistani, afgani o altre nazionalità, vedo soltanto tanti … nisseni».


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