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  • Gianluca Reale

Carlo Calenda: «Italy is a country to be managed. We need 37 billion of ESM»

The point is "managing". Entrusting the country to those who have the skills and abilities to make it works. Carlo Calenda, former Minister of Economic Development, goes around Italy to present his book "The Monsters".


Analysis and recipes. A vision of the State a bit like a sui generis company to manage. A vision not of Berlusconian memory, but natural for a manager who has worked at Ferrari and Sky, perhaps among those «strong powers» towards which Calenda is certainly not tender.


The founder of "Azione" made a stop in Catania the night before last. «We are a country - he says - that still talks about fascists and communists, about reforms that don't reform, about laws that should change everything and nothing changes. But no one is sitting in the chair to manage. Any company would have failed for decades in this way and today the Italian State is at risk of bankruptcy because if it can't pay the redundancy fund, having the money, it means that it doesn't work anymore». So, Calenda explains, the challenge is «to make citizens understand that politics is not a perpetual ideological conflict, but the choice of those who have skills, experience and know how to make and implement things».


The ESM? Another example of ideological paralysis. «Before the Covid - Calenda adds - we had 13 months of waiting list on average for a mammogram and 8 months for an oncology visit and we are still discussing whether to take 37 billion euros that we need like bread?

So, manage. «When I was a minister - the MP who left the PD recalls - someone said to me, they won't let you do anything. I, on the other hand, did a lot of what I set out to do, I started managing». And yet, «we wouldn't even let Salvini and Meloni manage a bar because they've never worked, but when it comes to the State we vote for them because we don't think it's our business. The Covid emergency has made us understand that this is not the case, that the State must protect our health, the education of our children. And just in the South it should impose full time in school, help the boys to study and do sport».


Where do you want to go Azione alone? «Where did Meloni and Salvini go, who started from 2.5% and went to 30% one and 15% the other. It took them 5 years, Azione was born 6 months ago, we doubled the percentages, maybe in September we will be at 5%, but this is our path: to go to the territory, to show the exhibitions ideas, to show our seriousness and our coherence».


In case of exploits, what alliances? «The objective - Calenda adds - is to create a force at the centre because Italian politics is all unbalanced on the extremes. Of course, then we must find alliances, as happens in Europe where social-democrats, liberal-democrats and the "popolari" govern together. We are not like the M5S. I've been in government, I know the problems, but you can't ally with those who don't let you do anything».




(ITA) Carlo Calenda: «L'Italia è una paese da gestire. Ci servono i 37 miliardi del MES»

Il punto è «gestire». Affidare il Paese a chi ha le competenze e le capacità per farlo funzionare. Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo Economico va in giro per l’Italia a presentare il suo libro “I Mostri”.


Analisi e ricette. Una visione dello Stato un po’ come azienda sui generis da gestire. Una visione non di berlusconiana memoria, ma naturale per un manager che ha lavorato in Ferrari e a Sky, forse tra quei «poteri forti» verso cui Calenda non è certo tenero.


Il founder di “Azione” ha fatto tappa a Catania l’altro ieri sera. «Siamo un paese – dice - che parla ancora di fascisti e di comunisti, di riforme che non riformano, di leggi che dovrebbero cambiare tutto e non cambiano nulla. Ma nessuno sta col sedere sulla sedia a gestire. Qualunque azienda sarebbe fallita da decenni in questo modo e oggi lo Stato italiano è a rischio fallimento perché se non riesce a pagare la cassa integrazione, avendo i soldi, significa che non funziona più». Quindi, spiega Calenda, la sfida è «far capire ai cittadini che la politica non è un conflitto ideologico perenne, ma è la scelta di chi ha capacità, esperienza e sa realizzare e implementare le cose».

Il Mes? Un altro esempio di paralisi ideologica. «Prima del Covid – aggiunge Calenda - avevamo 13 mesi di lista di attesa in media per una mammografia e 8 per una visita oncologia e ancora stiamo a discutere se prendere 37 miliardi di euro che ci servono come il pane?».

Quindi, gestire. In inglese si direbbe managing. «Quando ero ministro – ricorda il parlamentare che ha lasciato il PD - qualcuno mi diceva: non ti faranno fare niente. Io invece ho fatto tantissimo di quanto mi ero prefisso, mi sono messo a gestire». Eppure, «a Salvini e Meloni non faremmo gestire neanche un bar perché non hanno mai lavorato, ma quando si tratta dello Stato li votiamo perché riteniamo che non sia una roba nostra. L’emergenza Covid ci ha fatto capire che non è così, che lo Stato deve tutelare la nostra salute, l’istruzione dei nostri figli. E proprio al Sud dovrebbe imporre il tempo pieno a scuola, aiutare i ragazzi a studiare e fare sport».

Dove vuole arrivare Azione da sola? «Dove sono andati Meloni e Salvini che sono partiti dal 2,5% e sono arrivati al 30 uno e al 15 l’altra. Loro ci hanno messo 5 anni, Azione è nata da 6 mesi, abbiamo raddoppiato le percentuali, forse a settembre saremo al 5%, ma questo è il nostro percorso: andare sul territorio, esporre le mostre idee, dimostrare la nostra serietà e la nostra coerenza». In caso di exploit, quali alleanze? «L’obiettivo – aggiunge Calenda - è creare una forza al centro perché la politica italiana è tutta sbilanciata sugli estremi. Certo che poi ci si deve alleare, come avviene in Europa dove social-democratici, liberal-democratici e popolari governano insieme. Non siamo come il M5S. Sono stato al governo, conosco i problemi, ma non puoi allearti con chi non ti fa fare niente».

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