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  • Gianluca Reale

Caso Gregoretti, (quasi) tutti nel cortocircuito innescato da Salvini

Diciamola tutta, probabilmente solo la procura della Repubblica di Catania alla fine non ha abboccato al cortocircuito mediatico-politico innescato da Matteo Salvini a seguito della richiesta di rinvio a giudizio al vaglio del Giudice per l'udienza preliminare, stamattina al tribunale di Catania.



La Procura ha chiesto al Gup la sentenza di proscioglimento dall'accusa di sequestro di persona avanzata contro Salvini. Una consequenzialità, visto che già in precedenza aveva chiesto l'archiviazione. Per il resto, però, il circo mediatico-politico è in pieno spettacolo. All'ennesima potenza.


Catania è diventata addirittura la "Pontida del Sud" per i leghisti infervorati nella difesa della libertà. Mai si sarebbe potuto pensare a una città siciliana accostata a Pontida, qualche anno fa, neanche quando il governatore della Sicilia, Nello Musumeci si affacciò proprio sul palco del "santuario" leghista.


E' diventata la "capitale della libertà" contro la giustizia usata a fini politici. Un refrain tanto caro al berlusconismo d'antan ma evidentemente evergreen, con sfilate e dichiarazioni di esponenti politici di centro destra a rimarcare il diritto di governa col pungo duro contro il fenomeno dell'immigrazione, ma anche e soprattutto a testare la tenuta di alleanze e vicinanze con questo nuovo fenomeno della Lega nel profondo Sud. Tanto da farne una kermesse di tre giorni, con voli speciali mordi e fuggi per leghisti supporter chiamati a far folla al porto di Catania, dove è chiaro che i raduni alla Pontida non vengono così naturali. E con un finale annunciato, un palco dove lo stesso leader leghista salirà al termine dell'udienza preliminare per celebrare o meno il brindisi del proscioglimento (che nella semiotica leghista adesso significa libertà) o caricarsi la croce del martire (visto che il rosario lo tiene già in tasca).


Dall'altro lato, la sinistra, PD cittadino compreso, che scende in piazza per dire "no" a Salvini e alla sua politica anti-immigrazione. Purtroppo, con l'onnipresente scadimento dell'insulto all'avversario che diventa nemico, visto quel cartello che campeggia sul furgone che guida il corteo in Corso Italia: "Salvini merda". Vabbé si dirà, è quasi folclore. Però... Certo i contenuti politici ci sono, vengono urlati al megafono, scanditi, è sempre bene delineare le distanze. L'esperienza anti berlusconiana dovrebbe insegnare qualcosa. L'essere contro ce l'ha lasciato per vent'anni sulla scena, in prima fila, e adesso addirittura talvolta qualcuno lo rimpiange come statista moderato. Ma la sinistra da sempre ha bisogno della piazza, per testimoniare se stessa, il suo pensiero, la sua esistenza. E per ritrovarsi anche, in una città che si mobilitò sorprendentemente ai tempi della Gregoretti e della Diciotti, forse come mai accaduto, ma che nella sua maggior parte rimane sempre indifferente.


La mossa di Salvini, dunque, di fare la Pontida catanese, calamitando tutta la sua comunicazione sull'udienza del Gup, ha scatenato un corto circuito che non ha risparmiato nessuno. La città, forse avrebbe preferito farne a meno, infastidita da transenne e aree blindate, da qualsiasi motivo politico siano provocate. E chissà, magari una normalissima udienza con gli avvocati di parte, avrebbe chiuso il caso. Perché certo, un processo penale a Salvini per avere impedito ai migranti di scendere dalla Gregoretti, politicamente è forse l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Il giudizio politico, invece, è un'altra cosa. Ma nelle esasperazioni, la lucidità di pensiero e di valutazione viene sempre un po' annebbiata. Di questa esasperazione ne siamo colpevoli tutti.