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Cgil Sicily: «Socio-economic situation is in a free fall, needs shock therapy immediately»

«Istat and the Bank of Italy have recently given us an alarming picture of the social and economic situation in Sicily, with a drop in employment in industry of 15,000 and the decline in almost all indicators. Our region is in free fall and if no action is taken it will be really tough for Sicilians».



The general secretary of Cgil Sicilia Alfio Mannino says that «Sicily is the only region of Italy that has not yet recovered the employment lost in the crisis that began in 2008, while the Bank of Italy says that in the coming months employment could still lose points».


For Mannino «in the face of this situation we need a clear and in-depth comparison that must involve all the actors in the socio-economic field operating in Sicily, the Sicilian Government and Parliament, to put in place interventions that reverse the trend».


The secretary of the Cgil notes that «Sicilian families continue to have an average income significantly lower than the national average, the share of families in absolute poverty is 12%, over 240 thousand households, 600 thousand people in practice suffering this condition. The number of people living in households without an income is 22.3% compared to the Italian figure of 9.9%».


Mannino underlines the alarming figure that sees 38.5% of the Sicilian population in the 15/64 bracket outside the productive circuit. Added to this is the state of crisis of companies - the secretary of the CGIL continues - with important liquidity problems and the unsettling state of finances in our region, which predicts a significant drop in revenue in 2020, we are talking about 5 billion.


«All this - the secretary of CGIL says - makes us say that, even with a loss forecast of 7 points of GDP, we risk to take a leap backwards of decades with a decrease far from happy. It is clear that we cannot waste time and that the therapy must be shock therapy. So let's start immediately the confrontation we are asking for».



(ITA) Cgil Sicilia: «Situazione socio-economica in caduta libera, serve subito terapia d'urto»


«L’Istat e la Banca d’Italia ci hanno di recente consegnato un quadro della situazione socio- economica della Sicilia a dir poco allarmante, con un calo occupazionale nell’industria di 15 mila unità e l’arretramento di quasi tutti gli indicatori. La nostra regione è in caduta libera e se non si interviene sarà davvero dura per siciliani». Lo dice  il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino che rileva come «la Sicilia è l’unica regione d’Italia a non avere ancora recuperato l’occupazione persa nella crisi cominciata nel 2008, mentre la  Banca d’Italia fa sapere che nei prossimi mesi l’occupazione potrebbe ancora perdere punti».


Per Mannino «di fronte a questa situazione ci vuole un confronto chiaro e approfondito che deve coinvolgere tutti gli attori del campo socio-economico che operano in Sicilia, il Governo e il Parlamento siciliani, per mettere in campo interventi che facciano invertire la rotta».


Il segretario della Cgil rileva che «le famiglie siciliane continuano ad avere un reddito medio nettamente inferiore alla media nazionale, la quota delle famiglie in povertà assoluta si attesta al 12%, oltre 240 mila nuclei familiari, 600 mila persone in pratica che soffrono questa condizione. Le persone che vivono in famiglia senza reddito sono il 22,3% contro il dato italiano del 9,9%».


Mannino sottolinea il dato allarmante che vede  il 38,5% della popolazione siciliana nella fascia 15/64 fuori dal circuito produttivo. Si aggiungono lo stato di crisi delle aziende - prosegue il segretario della Cgil - con importanti problemi di liquidità e lo stato poco rassicurante delle finanze della nostra regione che prevede un calo significativo delle entrate nel 2020, si parla di 5 miliardi».


«Tutto questo- afferma il segretario della Cgil - ci fa dire che, a fronte anche di una previsione di perdita di 7 punti del Pil, rischiamo di fare un salto indietro di decenni con una decrescita tutt’altro che felice. E’ evidente che non si può perdere tempo e che la terapia deve essere una terapia d’urto. Si avvii subito dunque il confronto che chiediamo».