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  • Gianluca Reale

Constructions, «in Sicily is red alert: in 10 years -50% of employees, + 16% irregular work»

For Fillea Cgil Sicily it's "red alert". In view of the arrival of huge public resources the trade union asks for the construction of a transparent system of labour placement, with a "Cassa del Lavoro". Cgil's campaign #IslandWithoutChains against labour exploitation continues.



In Sicily the construction sector is losing jobs and work is becoming increasingly irregular and "black". The alarm is raised by Fillea Cgil Sicilia. The general secretary Mario Ridulfo, also considering the large amount of public resources that will arrive, asks «to build a transparent management of the job placement in construction sector with a sort of labour fund, where supply and demand intersect with the bilateral construction system, with the national labour exchange also realizing the continuous training of workers».


THE NUMBERS. According to the estimates of the Fillea between construction and related sectors, i.e. cement, wood, stone, in the decade between 2008 and 2018 50% of jobs with the employed went up in smoke, from 159,000 to 69,000. «A trend - Ridulfo says - that knows no reversal. In the comparison between Q1 2019 and Q1 2020, there is a decrease of another 2,000 employees, from 69 thousand to 67 thousand». The Fillea, however, notes that «the most alarming figure is the almost stable number of irregular workers (20 thousand against 23 thousand in 2008), which make the percentage of irregular work in the sector from 16% in 2008 to 30% of the

2019, i.e. 16 percentage points more». For the Fillea it is therefore «red alert».


TRANSPARENCY IN SPENDING EU COVID FUNDS. «It is evident - Ridulfo says again - that exploitation in the construction sector and illegality is increasing, more than in the rest of Italy where illegal work has grown by 5%». The Fillea calls for «vigilance and controls», but also the acceleration of spending. «What it is happened with European funds - Ridulfo points out - must not happen with 'Covid' resources. The resources must be spent quickly and transparent forms of management of labour recruitment on Sicilian construction sites are necessary».


The Fillea recalls that out of 5 billion planned resources, of which 4 billion European funds, payments are currently equal to 25% and the remaining 75% still to be used. This - he says - despite all the commitments and inter-institutional pacts of these years such as the pact

for Sicily, Catania, Messina and Palermo, and all this is unacceptable in the light of the current crisis».


THE RACE TO REGULARIZATION ENDED. Fillea notes the «race for regularizations» in the first days of lockdown «when the concern of the tightening on controls and self-certifications pushed companies to 'emerge' yards and committed workers». «This shows - Ridulfo adds - that when you want to, you can enforce the rules. Now that there is a loosening of controls and no longer the obligation to self-certify everything is back as before. The real chains - the secretary of the Fillea Sicilia underlines - are not the rules, to protect, among other things, health, but when these rules are not enforced leaving free hand to the exploitation of people». Against the phenomena of exploitation of labour in all sectors, Cgil Sicilia has launched together with the various categories, the campaign "Island without chains". Many initiatives of denunciation and sensitization are in progress in these days against the exploitation of agricultural work and as many in construction.


IRREGULAR WORK. In Sicily, Fillea underlines, in these years not only illegal work has increased but also irregular work, made of improper contractual forms such as the work of bricklayers in collaboration or VAT. There has also been an increase in practices such as declaring a lower number of hours of work paid for compared to those carried out, recourse to part-time work, or worse, the request for restitution of family allowances received by the worker, on pain of being blackmailed from the work site. "Real forms of lace at work," says Ridulfo. The situation becomes heavier in the case of migrants "when these creeping forms of blackmail - notes the Fillea- also concern the residence permit and the worker is forced to suffer and become invisible».



(ITA) Edilizia, per Fillea Cgil è «allarme rosso: in 10 anni dimezzati gli occupati, + 16% lavoro irregolare»


Per Fillea Cgil Sicilia, in 10 anni – 50% di occupati ma + 16% di lavoro irregolare. E’ «allarme rosso». In vista dell’ arrivo di ingenti risorse pubbliche Fillea Sicilia chiede la costruzione di un sistema trasparente di collocamento della manodopera, con una “Cassa del

lavoro”.  Prosegue la campagna della Cgil contro lo sfruttamento nel lavoro. #IsolaSenzaCatene


In Sicilia il settore delle costruzioni perde occupati e il lavoro diventa sempre  più irregolare e “in nero”. A lanciare l’allarme è la Fillea Cgil Sicilia. Il segretario generale Mario Ridulfo, in considerazione anche della gran quantità di risorse pubbliche che arriveranno, chiede «di  costruire una gestione trasparente del collocamento in edilizia con una sorta di Cassa del lavoro, dove domanda e offerta si incrocino con il sistema bilaterale edile, con la borsa nazionale del lavoro realizzando anche la formazione continua dei lavoratori».


I NUMERI. Secondo le stime della Fillea tra edilizia e settori affini, cioè cemento, legno, lapidei, nel decennio tra il 2008 e il 2018 sono andati in fumo il 50% dei posti di lavoro con gli occupati passati da 159 mila a 69 mila. «Una tendenza - dice Ridulfo - che non conosce inversioni. Nel confronto tra 1° trimestre 2019 e 1° trimestre 2020, si registra un calo di altri 2.000 occupati, che passano da 69 mila a  67 mila». La Fillea tuttavia rileva che «il dato ancora più allarmante è il numero pressochè stabile di lavoratori irregolari (20 mila contro i 23 mila del 2008), che fanno passare la percentuale di lavoro irregolare nel settore dal 16% del 2008 al 30% del 2019, cioè 16 punti percentuali in più». Per la Fillea è  dunque «allarme rosso».


TRASPARENZA NELLA SPESA DEI FONDI COVID UE. «E’ evidente – afferma ancora Ridulfo - che aumentano lo sfruttamento nel settore delle costruzioni e l’illegalità, più che nel resto d’Italia dove il lavoro nero è cresciuto del 5%». La Fillea chiede «vigilanza e controlli», ma anche l’accelerazione della spesa . «Quello che è

accaduto con i fondi europei - sottolinea Ridulfo - non deve succedere con le risorse ‘ Covid’. Le risorse vanno spese rapidamente e sono necessarie forme trasparenti di gestione delle assunzioni della manodopera nei cantieri edili siciliani».


La Fillea ricorda che su 5 miliardi  di risorse programmate, di cui 4 miliardi  fondi europei, i pagamenti sono ad oggi  pari al 25%  e il 75% i residui ancora da utilizzare. Questo – dice Ridulfo-  nonostante tutti gli impegni e i patti inter-istituzionali di questi anni come il patto

per la Sicilia, Catania, Messina e Palermo, e tutto ciò è inaccettabile alla luce della crisi attuale”.


LA CORSA ALLE REGOLARIZZAZIONI E' FINITA. La Fillea rileva la “corsa alle regolarizzazioni” nei primi  giorni di lockdown “quando la preoccupazione della stretta sui controlli e sulle autocertificazioni  ha spinto le imprese a fare ‘emergere’ cantieri e manodopera impegnata”. “Questo dimostra-  aggiunge Ridulfo-  che quando si vuole, si possono fare rispettare le regole. Adesso che c’è un allentamento dei controlli e non c’è più l’obbligo di auto-certificare tutto è tornato come prima. Le vere catene- sottolinea il segretario della Fillea Sicilia-  non sono le regole, a tutela tra l’altro della salute, ma quando queste regole non vengono fatte rispettare lasciando mano libere allo sfruttamento delle persone”. Contro i fenomeni di sfruttamento del lavoro in tutti i comparti, la Cgil Sicilia ha lanciato assieme alle varie categorie, la campagna “Isola senza catene”. Molte iniziative di denuncia e sensibilizzazione sono in corso in questi giorni contro lo sfruttamento del lavoro agricolo e altrettante nell’edilizia.


IL LAVORO IRREGOLARE. In Sicilia, sottolinea la Fillea, in questi anni è aumentato non solo il lavoro nero ma anche il lavoro irregolare, fatto di forme contrattuali improprie come il lavoro dei muratori a collaborazione o a partita Iva. Sono anche aumentate le pratiche come quella di dichiarare un numero inferiore di ore di lavoro pagate a fronte di quelle  effettuate,  il ricorso al lavoro part time,  o peggio  la richiesta di restituzione degli assegni familiari percepiti dal lavoratore, pena il ricatto di essere cacciato dal cantiere di lavoro. «Vere e proprie forme di pizzo sul lavoro», dice Ridulfo. La situazione diventa più pesante nel caso dei migranti «quando queste forme striscianti di ricatto - rileva la Fillea- riguardano anche il permesso di soggiorno e il lavoratore è costretto a subire e a divenire invisibile».