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  • Gianluca Reale

Covid-19, «If unemployment rises, risk of collapse of births»

The consequences of the Sars-Cov-2, the new coronavirus that causes Covid-19 epidemic, are more frightening than new births than deaths. Indeed, «if unemployment rises to 20% we would have a collapse of about 25 births over 2 years». The scenarios, imagined by the president of Istat, professor Gian Carlo Blangiardo who held a lectio magistralis at the Kore University of Enna in recent days, say so. Blangiardo, who is a professor of demography at the Milano Bicocca University, presented some statistical forecasting models for the short-term future both in terms of birth and mortality.

In the case of births, two different parameters were taken into consideration: fear and uncertainty on the one hand, unemployment rate on the other. The president of Istat explains with the help of the slides that «fear and uncertainty generated in March could cause a decrease of around 10,000 born between the end of the year and the first months of 2021. Recent history has a similar correlation: it happened in 1986- 87, due to Chernobyl. Even unemployment - adds the professor - statistically has a significant link with the birth rate. Each unemployment point costs us around 1500 births. Between the end of the year and 2021 we could have between 2,000 and 25,000 births less depending on whether the unemployment rate rises by 2% or 20%. In history there are examples. In 1989, before the fall of the Berlin Wall, 200 thousand children were born in East Germany, with the shocking change in the economic context, the children became less than 90 thousand. We also have a second example: Greece, 2008-2013, financial crisis, births decreased by 20%. For Italy it would be very serious, given that our country has already experienced a frightening decrease in births for several years now, in 2019 there were 435 thousand and the drop below 400 thousand is a hypothesis hitherto considered unlikely until 2065». We will therefore see what will happen to the occupation. The survey on March, presented by Istat in recent days, was not so catastrophic. But it is still early.



On the mortality front, however, Blangiardo presented 3 scenarios, recalling that in the history of Italy there have been four times very high peaks in mortality: in 1918 due to the Spanish, in the years of the Second World War, in 1956 and then in 2015. In the simulation of the first scenario "we considered the increase in mortality recorded in March 2020 (+ 44% compared to the same month in 2019) applying it to the elderly population, the most affected: in the hypothesis of a rapid decrease in the mortality in 3 months, at the end of the year we would have 34 thousand more deaths, in the case of a very slow decrease it could reach 123 thousand, but it is the most unlikely hypothesis ». In two other simulations, however, «we tried to apply the variation in mortality recorded in 1918 for three months before (+ 63%) and we would have 92,000 more deaths at the end of the year; then the change in 1956 (+ 29%) which would result in 42 thousand more deaths».   In any case, Blangiardo explains that the increase in mortality in March of 44% is the result of data from over 5000 Italian municipalities, «an abundant but still not representative sample". Then he announced that "only in recent days has Istat managed to obtain the transmission by ASL of the certificates with the causes of death via computer, before there were many internal passages that lengthened the time. In a few months we will be able to give exact numbers of the confirmed deaths for Covid in 2020. But in the total number of deaths there are also hidden cases, uncertified situations, people who died at home». Finally, Blangiardo assures that «Eurostat is working to homologate the classifications of deaths in the Member States», which is not yet completely there, bringing a difference in results on the count of deaths from Covid-19 and sometimes distorting the perception of the emergency. Milena Gabanelli in her Data Room column on Corriere della Sera had deepened this theme, highlighting how in Europe there would be those who are far worse off than Italy.


(ITA) Covid-19, «se la disoccupazione sale rischio crollo delle nascite»


Le conseguenze dell’epidemia da Sars-Cov-2, il nuovo coronavirus che causa la malattia Covid-19 fanno più paura sul fronte delle nuove nascite che delle morti. Addirittura, «se la disoccupazione aumentasse sino al 20% avremmo un crollo di circa 25 nascite nell’arco di 2 anni». Lo dicono gli scenari immaginati dal presidente dell’Istat, il professore Gian Carlo Blangiardo che ha tenuto una lectio magistralis all’Università Kore di Enna nei giorni scorsi.

Blangiardo, che è docente di Demografia all’Università Milano Bicocca, ha presentato alcuni modelli statistici previsionali sul futuro a breve termine sia fronte nascite sia su quello della mortalità.

Nel caso delle nascite, sono stati presi in considerazione due parametri differenti: paura e incertezza da un lato, tasso di disoccupazione dall’altro. Il presidente dell’Istat spiega con l’aiuto delle slides che «paura e incertezza generatesi a marzo potrebbero provocare un calo di circa 10mila nati tra fine anno e primi mesi del 2021. La storia recente presenta una correlazione analoga: è successo nel 1986-87, a causa di Chernobyl. Anche la disoccupazione – aggiunge il professore - ha statisticamente un legame significativo con la natalità. Ogni punto di disoccupazione ci costa circa 1500 nati. Tra fine anno e il 2021 potremmo avere da 2000 a 25000 nati in meno a secondo che il tasso di disoccupazione salga del 2% o del 20%. Nella storia ci sono degli esempi. Nel 1989, prima della caduta del muro di Berlino, nelle Germania dell’Est nascevano 200mila bambini, col cambiamento scioccante del contesto economico i bambini sono diventati meno di 90mila. Abbiamo anche un secondo esempio: la Grecia, 2008-2013, crisi finanziaria, nascite diminuite del 20%. Per l’Italia sarebbe gravissimo, visto che il nostro paese vive già una decrescita paurosa delle nascite da diversi anni a questa parte, nel 2019 sono state 435 mila e la discesa sotto quota 400mila è una ipotesi finora ritenuta inverosimile sino al 2065». Vedremo quindi cosa succederà all’occupazione. La rilevazione su marzo, presentata dall’Istat nei giorni scorsi, non era così catastrofica. Ma è ancora presto.

Sul fronte della mortalità, invece, Blangiardo ha presentato 3 scenari, ricordando che nella storia d’Italia sono quattro volte si sono registrati picchi di mortalità molto sopra la media: nel 1918 a causa della Spagnola, negli anni della seconda guerra mondiale, nel 1956 e poi nel 2015. Nella simulazione del primo scenario «abbiamo considerato l’incremento di mortalità registrato a marzo 2020 (+ 44% rispetto allo stesso mese del 2019) applicandolo alla popolazione anziana, la più colpita: nell’ipotesi di una rapida decrescita della mortalità in 3 mesi, a fine anno avremmo 34 mila morti in più, nel caso di una decrescita molto lenta si potrebbe arrivare a 123mila, ma è l’ipotesi più improbabile». In altre due simulazioni, invece, «abbiamo provato ad applicare per tre mesi prima la variazione di mortalità registrata nel 1918 (+63%) e avremmo a fine anno 92 mila morti in più; poi la variazione del 1956 (+29%) che determinerebbe 42 mila decessi in più».

In ogni caso Blangiardo spiega che l’incremento della mortalità a marzo del 44% è frutto dei dati provenienti da oltre 5000 comuni italiani, «un campione abbondante ma ancor anon rappresentativo». Poi annuncia che «solo in questi giorni l’Istat è riuscito a ottenere in via informatica la trasmissione da parte delle Asl dei certificati con le cause di morte, prima c’erano tanti passaggi interni che allungavano i tempi. Tra qualche mese saremo in grado di dare numeri esatti delle morti accertate per Covid nel 2020. Ma nel numero totale dei decessi ci sono anche i casi celati, situazioni non certificate, la gente morta a casa».


Infine, Blangiardo assicura che «Eurostat sta lavorando per omologare le classificazioni dei decessi negli Stati membri», cosa che ancora non c’è del tutto portando una differenza di risultati sul conteggio delle morti da Covid-19 e falsando a volte la percezione dell’emergenza. Milena Gabanelli nella sua rubrica Data Room sul Corriere della Sera aveva approfondito questo tema, evidenziando come in Europa ci sarebbe chi sta ben peggio dell’Italia.