Search
  • Gianluca Reale

Covid-19, Phase 2, «the race to the private car increases the risk of infection»


«Be careful not to fall into the trap of the private car: if we are afraid of the Covid-19 we cannot give space to the car, we risk obtaining the opposite effect». Professor Giuseppe Inturri, delegate for Mobility at the University of Catania is categorical in view of the so-called "phase 2" of the Coronavirus emergency. And he says it clearly in his speech to the public assembly convened by Legambiente Catania to propose a plan for sustainable mobility interventions in view of "phase 2". Everyone fears a collapse in public transport and an invasion of private cars. But there is a risk. Before tuto health. «It is proven - warns Inturri - that the long exposure to pollution (PM10, PM2.5, NO2), to which car traffic contributes significantly, produces an increase in vulnerability to respiratory and cardio vascular diseases. Now it is also tested with specific reference to Covid. Besides, it is more dangerous to be in a car with an asymptomatic potential infection than in a bus with low filling». The professor knows this well since he is part of the academic team of the Catania university who carried out a study on the correlation between pollution and contagion, as evidenced by the widespread spread of the disease in the Po valley, certainly one of the areas of our country with the highest rates of air pollution (this is the link to the study https://sites.google.com/view/unict-covid19-group/home).

It will not be easy to give up the car, sending years of battles pro public transport. But if the fear of contagion can be a good deterrent, cities must organize themselves, starting with Catania, which has never even elaborated the Pums, Urban Plan for Sustainable Mobility. Inturri suggests «separating medium / long-term proposals from actions that can be undertaken in the very short term concerning the emergency we are experiencing. Therefore, it would be advisable to have an extraordinary commissioner, a sort of emergency Mobilty Manager who would coordinate the actions on local transport in the urban area and respect for the rules; something comparable to the enforcement we've seen to keep people from going out. Because if we are afraid of Covid-19 we cannot give space to the car».


What should the Mobility Manager do, «with special powers»? Rationalize the flows of entry and exit from the city, for example. «We must reduce unnecessary travel, explains Inturri - reduce overlaps in time and space, therefore guarantee flexibility in entry and exit from work, from schools, and so on. We must reassess small local businesses, provide for deliveries of goods outside of stores, with adequate spaces. And then, we must continue to enhance public transport».


How can it be done? «Even with technological innovation, I imagine a public transport that uses services by reservation, thanks to the technologies it could guarantee numbers on board, as well as in the waiting platforms. The lines can be reduced to the essential ones, increasing their frequency, since buses and trains will have to travel with limited loads and must guarantee the distance between passengers. We must also imagine access routes to the subway platforms, control of the temperatures at the gates, protective devices worn, travel with the windows always open. And maybe offer free public transport service to citizens for a certain period of time». It can be done? «There is an increase in costs, but of course the local public transport is not supported by the tickets selling, which covers only a minority of the costs. So State, Region or Municipalities should make this effort. To avoid falling into the car trap».



(ITA) Covid-19, Fase 2, «la corsa all'auto privata aumenta rischio contagio»


«Attenzione a non cadere nel tranello dell’auto privata: se abbiamo paura del Covid-19 non possiamo dare spazio all’auto, rischiamo di ottenere l’effetto opposto». Il professore Giuseppe Inturri, delegato per la Mobilità all’Università di Catania è categorico in vista della cosiddetta “fase 2” dell’emergenza Coronavirus. E lo dice chiaramente nel suo intervento all’assemblea pubblica convocata da Legambiente Catania per proporre un piano di interventi di mobilità sostenibile in vista della “fase 2”.


Tutti temono un tracollo dei trasporti pubblici e un’invasione di auto private. Ma c’è un rischio. Prima di tuto sanitario. «È provato – ammonisce Inturri - che la lunga esposizione all'inquinamento (PM10, PM2.5, NO2), a cui il traffico automobilistico contribuisce in modo rilevante, produce un aumento della vulnerabilità alle malattie respiratorie e cardio vascolari. Adesso è provato anche con riferimento specifico al Covid. E poi, è più pericoloso essere in auto con un potenziale contagiato asintomatico che non in un autobus con basso riempimento». Il professore lo sa bene poiché fa parte del team accademico dell’ateneo catanese che ha realizzato uno studio sulla correlazione tra inquinamento e contagio, come dimostra la rande diffusione della malattia in pianura padana, certamente una delle aree del nostro paese con i più elevati tassi di inquinamento dell’aria (questo il link allo studio https://sites.google.com/view/unict-covid19-group/home).

Non sarà facile far rinunciare all’auto, mandando in pappa anni di battaglie a favore del mezzo pubblico. Ma se il timore del contagio può essere un buon deterrente, le città devo organizzarsi, a cominciare da Catania, che non ha neanche mai elaborato il Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile. Inturri suggerisce di «separare proposte a medio/lungo dalle azioni che si possono intraprendere a brevissimo termine che riguardano l’emergenza che stiamo vivendo. Perciò, sarebbe opportuno avere un commissario straordinario, una sorta di Mobilty Manager dell’emergenza che posa coordinare le azioni sul trasporto locale nell’area urbana e il rispetto delle regole; una cosa confrontabile con l’enforcement che abbiamo visto per evitare che la gente uscisse. Perché se abbiamo paura del Covid-19 non possiamo dare spazio all’auto».


Cosa dovrebbe fare il Mobility Manager, «con poteri speciali»? Razionalizzare i flussi di entrata e di uscita dalla città, ad esempio. «Dobbiamo ridurre gli spostamenti non necessari spiega Inturri - ridurre le sovrapposizioni nel tempo e nello spazio, quindi garantire una flessibilità in ingresso e un uscita dal lavoro, dalle scuole, e così via. Dobbiamo rivalutare i piccoli esercizi commerciali di prossimità, prevedere le consegne di merce all’esterno dei negozi, con spazi adeguati. E poi, bisogna continuare a valorizzare il trasporto pubblico». Come si può fare? «Anche con l’innovazione tecnologica, immagino un trasporto pubblico che utilizzi servizi su prenotazione, grazie alle tecnologie potrebbe garantire numeri contingentati a bordo, così come nelle pedane di attesa. Si possono ridurre le linee a quelle essenziali, aumentandone la frequenza, visto che bus e treni dovranno viaggiare a carico limitato e dovranno garantire il distanziamento fra i passeggeri. Dobbiamo anche immaginare percorsi di accesso alle banchine della metro, controllo delle temperature ai varchi, dispositivi di protezione indossati, viaggio con i finestrini sempre aperti. E magari offrire gratuitamente il servizio di trasporto pubblico ai cittadini per un certo periodo di tempo».


Si può fare? «C’è un aumento dei costi, ma certo il trasporto pubblico locale non si sostiene con lo sbigliettamento, che copre solo una parte minoritaria dei costi. Quindi Stato, Regione o Comuni dovrebbero fare questo sforzo. Per evitare di cadere nel tranello dell’auto».