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  • Redazione

Dissesto Comune di Catania, la Corte dei Conti condanna Enzo Bianco e i suoi assessori

Un brutto colpo per la carriera politica di Enzo Bianco, ex sindaco di Catania. La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti della Sicilia lo ha condannato al risarcimento del Comune per 48 mila euro e gli ha comminato l'interdittiva legale per anni 10. L'ex sindaco: «Faremo opposizione per ristabilire la verità».


Enzo Bianco quando era sindaco di Catania

Con Bianco sono stati condannati anche tutti gli assessori delle sua giunta in carica tra il 2013 e il 2018 e l'allora collegio dei revisori di conti «per avere contribuito al verificarsi del dissesto finanziario» del Comune. Gli assessori hanno avuto condanne da 51 mila fino a 14 mila euro. Per i revisori dei conti l'interdittiva è invece per cinque anni.


Le indagini che hanno portato al decreto della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Catania, coordinata dal procuratore della Corte dei Conti. «Si deve ritenere, pertanto, che l'elemento soggettivo della colpa grave debba essere riscontrato nella condotta di tutti coloro i quali abbiano - scrive il giudice nel decreto - nel corso di almeno due esercizi di bilancio, continuato ad approvare o ad apporre pareri favorevoli, nonostante il permanere delle predette criticità».


L'AMAREZZA DI BIANCO. Sulla sua pagina facebook, Bianco commenta il provvedimento dei giudici contabili. «Sono sincero: provo una grande amarezza», scrive a caratteri maiuscoli l'ex sindaco. «Ho servito le istituzioni per tutta la vita. Cercando di operare sempre al meglio. È chiaro che una vicenda così complessa dovrà avere lunghi ed approfonditi passaggi. Si tratta di un decreto non definitivo e non esecutivo, e non di una sentenza, cui ovviamente faremo opposizione. Siamo ancora ad una fase anteriore al giudizio di primo grado della Corte dei Conti, che si concluderà davanti ad un collegio. Avremo quindi modo di dimostrare la piena correttezza dei comportamenti della mia Giunta».


«Pur non condividendola - aggiunge Bianco - prendo atto di questa prima decisione con il rispetto che sempre ho avuto, e sempre avrò, della Magistratura. D'altronde la stessa Corte ci ha dato atto in più occasioni della efficacia delle azioni che abbiamo avviato in campo, per esempio sulle spese del personale, sui costi degli organi politici, sui fitti passivi».


Poi ripercorre alcuni passaggi. «Il Comune di Catania aveva dichiarato il #predissesto prima della mia sindacatura, nel 2012, sotto l'#AmministrazioneStancanelli, per gli enormi indebitamenti dell'amministrazione precedente, quando tutti sanno che è nato il buco di bilancio. Avrei potuto scaricare ogni mia responsabilità appena insediato, ma ho lavorato per migliorare i conti del Comuni e tutelare gli interessi della città, cercando di evitare il #dissesto che sarebbe stato pagato dai creditori del Comune. Tutto ciò lo abbiamo fatto tornando ad avere considerazione in tutta Italia, aprendo tratte della #metro, acquistando #autobus, mantenendo i #servizi, realizzando importanti lavori anzitutto nelle #periferie, aumentando gli #investimenti, pagando sempre gli #stipendi dei dipendenti comunali con estrema regolarità.

Contrariamente al passato».

«I numeri - continua Bianco - dicono chiaramente che il bilancio è migliorato nei 5 anni della mia sindacatura. Quindi non c'è stato alcun danno economico per il Comune: il procedimento portato avanti oggi dalla Procura della Corte dei Conti non si riferisce a danno erariale, ma solo al fatto che non abbiamo dichiarato il dissesto. Se gli amministratori di un qualsiasi comune con leggere difficoltà economiche (cioè la stragrande maggioranza) non provassero più ad evitare il dissesto, ma invece cercassero in tutti i modi di dichiararlo appena si presenta il primo piccolo problema economico-finanziario, sarebbe un disastro per gli enti locali italiani». Concetti che aveva già espresso nei giorni scorsi.


«La storia di questi 30 anni - conclude Bianco - non può essere ribaltata e lavoreremo per ristabilire la verità. In me c’è amarezza. Ma anche la serenità e la piena consapevolezza di aver operato correttamente. Come sempre è stato riconosciuto nella mia lunga ed appassionata attività a favore della mia città e del mio Paese». Di certo per l'ex primo cittadino ed ex Ministro dell'Interno non è un momento facile.


LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO SUL FRONTE PENALE. Sul dissesto del Comune ci sono anche le indagini portate avanti dalla procura della Repubblica, sul fronte penale, con la richiesta di rinvio a giudizio per 30 persone, tra le quali l'ex primo cittadino. Ludienza preliminare che deciderà sul rinvio a giudizio dei 30 indagati per il reato di falso ideologico è stata spostata al 20 ottobre. La Cgil ha annunciato che si costituirà parte civile se si arriverà al processo, cos' come un'associazione civica capeggiata dall'avvocato Pietro Ivan Maravigna.