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Editoria, i giornalisti de La Sicilia in agitazione: l'editore ci dica se vuole andare avanti

Cinque giorni di sciopero se la proprietà del quotidiano La Sicilia non dirà chiaramente se «ha la forza di andare avanti e come intende farlo. L'assemblea di redazione del quotidiano catanese che si è tenuta ieri sera ha dichiarato lo stato di agitazione minacciando cinque giorni di stop.



Stamattina in prima pagina del giornale e sul sito web è apparso un lungo comunicato dei giornalisti, carico di preoccupazione per la situazione certo non facile in cui si trova il quotidiano che ha appena pubblicato il bilancio 2019 con 700mila ero di perdite, anche se molto meno di quella del 2018. Frutto anche della gestione affidata agli amministratori giudiziari durante il periodo in cui la Domenico Sanfilippo Editore è stata posta sotto sequestro/confisca. Dopo qualche mese che l'azienda è stata restituita alla famiglia Ciancio, vincitrice del giudizio di appello sul sequestro (ma la procura ha ricorso in Cassazione, il verdetto è atteso per ottobre), i giornalisti chiedono certezze sul futuro e sui pagamenti.


Senza aver ricevuto le risposte cercate, però. Tanto da proclamare lo stato di agitazione e pubblicare il duro comunicato in difesa della dignità del proprio lavoro. «E' evidente, a questo punto - scrivono i giornalisti del quotidiano - che Mario e Domenico Ciancio non possono più giocare a rimpiattino con giornalisti, tecnici, poligrafici, impiegati e collaboratori. Dicano se hanno la forza di andare avanti e come intendono farlo. Oppure se pensano di sopravvivere con partite di giro, almeno fin quando ce ne sarà l'opportunità, spremendo e mal pagando i lavoratori in attesa di un tracollo che a questo punto, visto lo sbracciarsi dei soli dipendenti e l'atteggiamento tutt'altro che costruttivo dell'azienda, non può essere lontano. Se per caso l'obiettivo dovesse essere, comunque, il primo, che si rispettino tutti gli impegni. È impensabile andare avanti in questa maniera, chiedendo ancora collaborazione e sforzi a una redazione che a tutto ha rinunciato fino a oggi. Ma che di certo non rinuncerà a quel che gli spetta e, soprattutto, alla difesa della propria dignità».


La proprietà come di consueto pubblica la sua risposta, con l'invito «ad andare avanti assieme», facendo presenti i sacrifici finanziari fatti in questi anni e i milioni di euro impiegati per ripianare le perdite. Voci di corridoio dicono che la proprietà aspetti il verdetto sul ricorso presentato dalla procura di Catania al dissequestro prima di fare una mossa. Intanto giornalisti, poligrafici, lavoratori e collaboratori attendono arretrati, questi ultimi anche di un anno.


Immediata la solidarietà ai giornalisti e ai dipendenti del quotidiano. L'Assostampa Siciliana, sindacato unitario dei giornalisti, esprime "profonda preoccupazione" per una situazione che era già presente «prima dell'amministrazione giudiziaria». «Ai colleghi giornalisti dipendenti - dice la segreteria regionale del sindacato - ma anche ai numerosi collaboratori che garantiscono almeno il 70% del giornale, mortificati anche loro nei compensi, in questa delicata e difficile fase di vertenza, diciamo che Assostampa siciliana sarà sempre al loro fianco, ma chiediamo di affrontare la situazione con spirito di solidarietà reciproca e cooperazione e di attenersi scrupolosamente agli orari di lavoro e agli eventuali accordi aziendali sugli ammortizzatori sociali su cui Assostampa Siciliana vigilerà, d'intesa con l'ordine dei giornalisti».


Anche i sindacati si fanno sentire, al fianco di giornalisti e lavoratori. Seppure tutti invito a trovare una soluzione per salvare il quotidiano, che quest'anno celebra il suo 75esimo anniversario. In una nota firmata dal segretario, Sebastiano Cappuccio, la Cisl Sicilia afferma: «Ci spiace tanto, da siciliani e da lettori, che la vicenda del quotidiano La Sicilia non riesca a trovare una via d'uscita che soddisfi le esigenze e gli interessi di tutti. Noi, in ogni caso, siamo a fianco dei lavoratori e della redazione». La Cisl chiama in causa anche la Regione: «Agevoli la soluzione della vicenda anche sostenendo concretamente nell'Isola, come più volte annunciato, la libertà di stampa e il pluralismo delle voci editoriali vecchie e nuove». La Cgil Sicilia, la Cgil di Catania e la Slc Cgil di Catania, si dichiarano solidali e pronti a lottare al fianco di giornalisti e lavoratori «non solo perché lo stato di salute dell’editoria locale è proporzionale a quello della democrazia e dello sviluppo di un territorio (nel caso etneo già provato da una crisi gravissima) - commentano il segretario generale regionale Alfio Mannino, il segretario generale della Camera del lavoro etnea, Giacomo Rota e il segretario generale del sindacato dei lavoratori catanesi della comunicazione, Gianluca Patanè - ma perché giornalisti, tecnici, poligrafici, impiegati e collaboratori dell’azienda hanno lottato tutti, senza risparmiare vite professionali e private, pur di mantenere in vita con grande dignità le “loro” pagine».

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