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  • Gianluca Reale

Falcone, the duty of memory and the mafias that show no sign of ending

Updated: May 24


White sheets on the balconies, like 28 years ago. It is a memory that must be defended, transmitted, kept alive. Today is the day of the Capaci massacre, that explosion of the highway that blew up the two cars on which Giovanni Falcone, his wife Francesca Morvillo and the men of the escort were traveling. A first watershed in recent Italian history, the first of the acts with which the mafia of the Corleonesi, of Totò Riina, dared to challenge the State by hitting the men who were and remained the symbol of it. Falcone that day, Paolo Borsellino on 19 July.


May 23 was a day that left everyone dismayed While the bosses toasted, the healthy part of Sicily and Italy began to say stop. And this is why this day is a milestone of memory, of the affirmation of legality, of the importance of doing one's duty. This year the commemoration does not take place with crowds of students, with the ship of legality that arrives in Palermo with thousands of young people, with the liberating cry in front of the Falcone Tree. Coronavirus restrictions impose distances and ban gatherings. the chronicles tell us that corruption, greedy interests have not disappeared at all.


These are the signs that the mafia culture, the one that plunders the state, is not dead or finished, despite the famous and optimistic prediction of Giovanni Falcone: the mafia as well as all human facts will end. Italian history so far has not given us this proof, even if the concept of the Mafia must be defined. Of course, the parastatal organization of the mafia, with a dome, territorial leaders and soldiers, is no longer as strong and incisive as before, but crime has also evolved. After that season the mafia understood that shooting, especially the state, is useless, counterproductive. Bernardo Provenzano, a partner of Totò Riina, also understood this, distancing himself from it, preferring the undergrowth to the ostentation of power.


Today many things have changed. It's very easy to say that the mafia is shit and sucks, maybe doing business with bosses and gangsters. The anti-mafia has shown all its flaws, its facade versions, even of interest if we think of the "case" Montante and all that followed up to the latest scandal, that of the regional Commissioner for Covid Emergency, Antonino Candela, who is accused for having collected bribes on tenders for Health. Leonardo Sciascia's warning, which stirred up many controversies, is more alive than ever. And there is no more to make controversy as it happened when his article - which pointed to "anti-mafia professionals" - was published in the Corriere della Sera.


Of course there is a huge healthy part, people who fight the mafia every day with gestures, doing their duty, without getting tired of preaching legality. But the mafia, the mafias have not disappeared. Not at all. And their end is not yet seen. For this we must insist. To remember. Making today's young people - who did not experience the season of massacres and do not feel dismayed as we did - to understand that the memory of what happened must be preserved. A warning why it doesn't happen again. And because finally Falcone's "prophecy", the mafia will end like all human facts, can really come true.



(ITA)n Falcone, il dovere della memoria e le mafie che non accennano a finire


Lenzuola bianche ai balconi, come 28 anni fa. E una memoria che bisogna difendere, trasmettere, mantenere viva. Oggi è il giorno della strage di Capaci, quell'esplosione dell'autostrada che fece saltare in aria le due auto su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Un primo spartiacque della storia recente italiana, il primo degli atti con cui la mafia dei corleonesi, di Totò Riina osò sfidare lo Stato colpendo gli uomini che ne erano e ne sono rimasti il simbolo. Falcone quel giorno, Paolo Borsellino il 19 luglio.


Il 23 maggio fu un giorno che lasciò tutti sgomenti Mentre i boss brindavano, la parte sana della Sicilia e dell'Italia hanno cominciato a dire basta. Ed è per questo che questa giornata è un caposaldo della memoria, dell'affermazione della legalità, dell'importanza di fare il proprio dovere. Quest'anno la commemorazione no si svolge con folle di studenti, con la nave della legalità che approda a Palermo con migliaia di giovani, col grido liberatorio davanti all'Albero fi Falcone. Le restrizioni da coronavirus impongono distanze e vietano assembramenti. le cronache ci dicono che la corruzione, gli interessi avidi non sono affatto scomparsi.


Sono questi i segni che la cultura mafiosa, quella che depreda lo Stato non è morta né finita, nonostante la famosa ed ottimistica previsione di Giovanni Falcone: anche la mafia come tutte le cose finirà. La storia italiana finora non ci ha dato questa prova, anche se bisogna definire il concetto di mafia. Certo l'organizzazione parastatale della mafia, con cupola, capi mandamento e soldati non è più forte e incisiva come prima, ma anche la criminalità si è evoluta. Dopo quella stagione ha capito che sparare, soprattutto allo Stato, è inutile, controproducente. L'aveva capito anche Bernardo Provenzano, sodale di Totò Riina, che ne prese le distanze, preferendo il sottobosco all'ostentazione di potere.


Oggi molte cose sono cambiate. E' facilissimo dire che la mafia è merda e fa schifo, magari per poi fare affari con boss e malavitosi. L'anti-mafia ha mostrato tutte le sue falle, le sue versioni di facciata, addirittura di interesse se pensiamo al "caso" Montante e tutto quello che ne è seguito sino all'ultimo scandalo, quello del commissario per l'emergenza Covid, Antonino Candela, che secondo la magistratura incassava tangenti sulle gare d'appalto della Sanità. L'avvertimento di Leonardo Sciascia, che suscitò tante polemiche, è più che mai vivo. E non c'è più da polemizzare come invece avvenne quando fu pubblicato il suo articolo sul Corriere della Sera che additava i "professionisti dell'antimafia.


Certo c'è una grandissima parte sana, persone che la mafia la combattono ogni giorno con i gesti, facendo il proprio dovere, senza stancarsi di predicare la legalità. Ma la mafia, le mafie non sono scomparse. Affatto. E la loro fine non si vede ancora. Per questo bisogna insistere. Ricordare. Fare capire ai giovani di oggi, che la stagione delle stragi non la vissero e non ne sentono lo sgomento, che la memoria di quello che è successo va custodita. Un monito perché non accada di nuovo. E perché finalmente la "profezia" di Falcone, "la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un'inizio e avrà anche una fine", possa davvero avverarsi.