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Grapes by Mazzarrone Igp, the president of the consortium: «It's still crisis, EU rules must change»

Updated: Jul 15

The Sicilian table grape sector is in great pain, caught between foreign competition (read Egypt), high costs and a European Union that certainly does not help Italian companies. The complaint comes from the president of the Consortium of Mazzarrone Grapes PGI, Giovanni Raniolo.



«2020 - Raniolo says - is the third consecutive year of crisis for the table grape sector. In May we had quite sustained requests and prices. But everything changed with the arrival of the Egyptian product that this year had a considerable delay, concentrating in June instead of May, creating an abnormal supply on the markets and depleting the Italian product. Because of Covid this year, moreover, our costs have increased due to lack of manpower and other factors. In addition, we had to bear the costs of the spacing in the warehouses with additional shifts, separators and all those procedures in respect of the health of the staff employed. Yes, because in Italy the rules are respected and health still has an indispensable value, in the workplace as well as at the table».


Giovanni Raniolo (Consortium Mazzarrone Grapes PGI)

President Raniolo adds that «in June, when we were ready with the most massive production we had to record a heavy loss of demand of over 40%, with the consequent impossibility of selling the product. Suffice it to say that at the same time we had grapes on the European markets, in particular seedless, Sicilian, Apulian, Spanish and Egyptian grapes. At the moment we are experiencing difficult times in which nobody is saved, it is only a matter of honouring supplies and managing losses. With a production price of 0.60 - 0.70 Euro/kg, we cannot compete with a product already processed at the same price and, even worse, we cannot even cover the costs of the campaign».


And yet, according to Raniolo, «the months of the Coronavirus have given, as never before, the certainty that Italian and European consumers love the fruits of the Sicilian land. This virtuous mechanism, however, has been broken by the usual vicious logic of a market that, in the game of taxation, in the search for price at any cost, on the one hand requires compliance with the rules and on the other circumvent them. Now the time has come to learn how to defend ourselves against certain mechanisms that the EU itself allows in part internally and also externally, and then weigh on the weakest links in our fruit and vegetable sector with unsustainable restrictions».



(ITA) Uva di Mazzarrone Igp, il presidente del consorzio: «E' ancora crisi nera, cambiare le regole UE»


Il comparto dell'uva da tavola siciliana è in grande sofferenza, stretto tra concorrenza estera (leggasi Egitto), costi elevati e un'Unione europea che certo non aiuta le imprese italiane. La denuncia viene dal presidente del Consorzio di tutela dell'Uva di Mazzarrone Igp, Giovanni Raniolo.

«Il 2020 - dice Raniolo - è il terzo anno consecutivo di crisi per il comparto uva da tavola. A maggio abbiamo avuto richieste e prezzi abbastanza sostenuti. Ma tutto è cambiato con l’arrivo del prodotto egiziano che quest’anno ha avuto un notevole ritardo, concentrandosi a giugno invece che a maggio, creando un’offerta abnorme sui mercati ed esautorando il prodotto italiano. A causa del Covid quest'anno, inoltre, i nostri costi sono aumentati per mancanza di manodopera e altri fattori. Inoltre abbiamo dovuto sostenere le spese  del distanziamento nei magazzini con turni in aggiuntivi, separatori e tutte quelle procedure nel rispetto della salute del personale impiegato.  Già, perché in Italia le regole si rispettano e la salute ha ancora un valore irrinunciabile, sul posto di lavoro come a tavola».


Il presidente Raniolo aggiunge che «a giugno,  quando eravamo pronti con le produzioni più massive abbiamo dovuto registrare una pesante perdita della domanda di oltre il 40%, con la conseguente impossibilità di vendere  il prodotto. Basti pensare che nello stesso momento avevamo sui mercati europei uva, in particolare quella seedless, siciliana, pugliese, spagnola ed egiziana. In questo momento viviamo momenti difficili in cui non si salva nessuno, si tratta solo di onorare le forniture e di gestire le perdite. Con un prezzo alla produzione di 0,60 – 0,70 Euro/kg, non possiamo competere con un prodotto già lavorato allo stesso prezzo e, peggio ancora, non possiamo neanche coprire le spese per la campagna».


Eppure secondo Raniolo «i mesi del Coronavirus hanno dato, come mai nessun altro periodo storico prima, la certezza che il consumatore italiano ed europeo ama i frutti della terra siciliana. Questo meccanismo virtuoso però è stato spezzato  dalle solite logiche viziose di un mercato che, nel gioco delle fiscalità, nella ricerca del prezzo ad ogni costo, da una parte impone il rispetto delle regole e dall’altra le aggira. Adesso è arrivato il momento di imparare a capire come difenderci da alcuni meccanismi che la stessa UE permette in parte al suo interno e anche al suo esterno, salvo poi pesare sugli anelli più deboli della nostra filiera ortofrutticola con restrizioni insostenibili».