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  • Redazione

History and nature in Pantalica

Through caves and canyons along the Anapo, the “invisible” river


On the way to the Natural Reserves of Pantalica – Valle dell’Anapo (the Anapo Valley) -Torrente Cava Grande (lakes and riverbeds), passing through the village of Ferla, you will have the chance to appreciate the historical and scenic richness of this little strip of the Hyblaean land, where this incredible succession of “cava”, or caves and canyons, as well as plateaus, that comes together to create this wonderful combination of full and empty spaces where the Mediterranean flora takes centre stage.


FROM FERLA TO THE NECROPOLIS The architectural and sculptural wealth offered by the baroque facades of Ferla’s churches gives way to the “artificial cave” necropolis excavated along the rocky ridges, as well as the cave houses of Pantalica, overlooking the Anapo Valley, testifying to the number of different populations that have inhabited this territory over the centuries, thanks to safety from attacks and the proximity of the waterways in the valley. According to the estimates of the archaeologist Paolo Orsi, there are about 5,000 tombs, divided into five necropolises dating back to the 13th century B.C. at the time of the Greeks, so much so that Pantalica is considered among the largest necropolises in Europe. This site, due to its historical, archaeological, geological and landscape importance, was recognized in 2005 by UNESCO as a World Heritage Site.


ALONG THE “INVISIBLE” RIVER: THE ANAPO Once we have left our car in the open space near “sella di Filiporto” (Filiporto’s saddle), we can move along a path that, heading down to the right, after the fortification trench, overlooks the Anapo Valley – the “invisible” river – snaking at the feet of the rocky walls that are perforated with innumerable tombs, and along its course, home to a breathtaking vegetation: Holm oak, Platano Orientalis (Eastern Sycamore), Willow, Oleander, Lentiscus, Terebinth, Thyme, and Phlomis are just some of the plants that characterize these different areas, divided into aquatic and rocky parts, as well as valleys, plateaus and caves, where the various species of fauna find the perfect place to grow and thrive.


THE BYZANTINE VILLAGE Continuing along the same path, we discover, on the left side, part of a rocky cave settlement from the Byzantine age, an actual multi-storey building, each with different rooms entirely carved out of the limestone rock. This cave dwelling, called “Ddieri” from Arabic, including the annexed church of San Micidiario, makes up the main Byzantine village of Pantalica, where about 150 houses have been identified up until now. The church still shows its original Byzantine structure and traces of frescoes on the walls. There are a total of three “Ddieri” in Pantalica, and the other two have the annexed churches of Saint Nicolicchio and the Church of the Crucifix. After leaving the little church of Saint Micidiario, also called Saint Micerario, from where we find a white path in the valley floor, a track of an bygone narrow-gauge railway, there are two ways to continue our walk and reach, on the plateau above, the remains of the Anàktoron, the Prince’s Palace: continue along the path, winding over the valley, which reaches the plateau, or head back, and by driving along the road we can reach the highest point above.


ANAKTORON, THE PRINCE’S PALACE The remains of the Anàktoron, the palace of the Anax, the ancient lord, the only building actually constructed and not excavated on the site of Pantalica, is located on the plateau looking out towards the village of Sortino and the valley of the Calcinara torrent. Inside one of the rooms of the Anàktoron, some bronze foundry castings were found, offering evidence that there was once a foundry there and also testifying to the wealth of this Prince. Bronze fibulae, weapons and vases were found in the funerary chests of the necropolises are evidence of the wealth once held by the people of Pantalica. These artefacts, as well as other finds, are exhibited at the “Paolo Orsi” Archaeological Museum in Siracusa. As we leave this little corner of paradise and head back towards Ferla, we should take the time to stop and enjoy a fine glass of almond milk with a touch of cinnamon.


Rosamaria Camarda (guida turistica, socio ARGS)



Pantalica, tra storia e natura


Un “viaggio” tra cave e canyon lungo l’Anapo, il fiume “invisibile”


Raggiungere la Riserva Naturale Orientata di Pantalica – Valle dell’Anapo – Torrente Cava Grande passando attraverso l’abitato di Ferla consente di apprezzare la ricchezza storica e paesaggistica di questo lembo di terra iblea, dove il succedersi di “cave”, canyon e pianori, crea un’alternanza di pieni e di vuoti in cui la flora mediterranea la fa da padrone.


Da Ferla alla Necropoli La ricchezza architettonica e scultorea delle facciate barocche delle chiese di Ferla lascia il posto alle necropoli “a grotticella artificiale” scavate lungo i costoni rocciosi e alle case rupestri di Pantalica che, affacciate sulla Valle dell’Anapo, testimoniano il succedersi delle popolazioni in questo territorio nell’arco dei secoli grazie all’inattaccabilità del sito ed alla vicinanza dei corsi d’acqua. Secondo la stima dell’archeologo Paolo Orsi le tombe sono circa 5000, ripartite in cinque necropoli databili dal XIII sec. a.C. all’età greca, tanto che Pantalica è annoverata tra le necropoli più grandi d’Europa. Questo sito, per la sua valenza storica, archeologica, geologica e paesaggistica è stato riconosciuto nel 2005 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.


Costeggiando il “fiume invisibile”: l’Anapo Lasciata la macchina nello slargo presso la sella di Filiporto, ci addentriamo lungo un sentiero che, dipartendosi sulla destra, superata la trincea di fortificazione, si affaccia sulla Valle dell’Anapo, il fiume “invisibile” che, serpeggiando ai piedi delle pareti rocciose traforate da innumerevoli tombe, ospita, lungo il suo corso, una lussureggiate vegetazione; il Leccio, il Platano Orientalis, il Salice, l’Oleandro, il Lentisco, il Terebinto, il Timo, il Salvione sono alcune tra le piante che caratterizzano i diversi ambienti: l’acquatico, il ripariale, della valle, dei pianori e delle grotte, in cui anche le diverse specie faunistiche trovano un luogo a loro congeniale.


Il villaggio bizantino Proseguendo lungo il sentiero, scopriamo, sul lato sinistro, parte di un abitato rupestre di età bizantina, vero e proprio palazzo a più piani ciascuno con diversi ambienti interamente scavati nella roccia calcarea. Questo nucleo abitativo rupestre, denominato “Ddieri” con parola di origine araba, costituisce, con l’annessa chiesa di San Micidiario, il villaggio bizantino principale di Pantalica, nel quale sono state individuate circa 150 abitazioni. La chiesetta mostra ancora il suo originario impianto bizantino e tracce di affreschi sulle pareti. I “Ddieri” a Pantalica sono in tutto tre, si ricordano anche gli altri due con le annesse chiese di San Nicolicchio e del Crocifisso. Lasciata la chiesetta di San Micidiario o Micerario, da dove si scorge, nel fondovalle, un sentiero bianco, tracciato di un’antica ferrovia a scartamento ridotto, due sono le possibilità per proseguire la nostra passeggiata e raggiungere, sul soprastante pianoro, i resti dell’Anàktoron, il palazzo del Principe: proseguire lungo il sentiero che, snodandosi a strapiombo sulla valle raggiunge il pianoro o tornare indietro e, lungo la strada carrabile, raggiungere il punto più elevato.


L’Anàktoron, il Palazzo del Principe I resti dell’Anàktoron, il palazzo dell’anax, l’antico signore, unico edificio costruito e non scavato nel sito di Pantalica, si trovano sul pianoro che guarda verso il paese di Sortino e la valle del torrente Calcinara. All’interno di uno dei vani dell’Anàktoron furono trovate alcune forme per la fusione del bronzo che fecero propendere per la presenza di una fonderia a testimonianza della ricchezza del Principe. Fibule bronzee, armi e vasi dall’alto piede rinvenuti all’interno dei corredi funerari delle necropoli testimoniano la ricchezza delle genti di Pantalica. Questi ed altri reperti sono esposti al Museo Archelogico “Paolo Orsi” di Siracusa. Lasciamo questo angolo di paradiso e, ritornando a Ferla, potremo fermarci a gustare un buon latte di mandorla con cannella.


Rosamaria Camarda (guida turistica, socio ARGS)