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  • Gianluca Reale

Il boom del design siciliano: «Il Made in Sicily è il brand territoriale più forte di tutti»

L’onda lunga del design “Made in Sicily” è arrivata a Milano. Lo conferma la Menzione d’Onore del Compasso d’Oro ricevuta pochi giorni fa dal designer e architetto gelese Enzo Castellana e dal brand Desine dell’azienda Dallegno di Grammichele.



Castellana è l’art director di tutta la collezione di arredi. Un riconoscimento importante da parte dell’ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale che ogni due anni assegna i prestigiosi Compassi d’Oro. La menzione d’onore qualche anno fa la ricevette un progetto dell’azienda Nero Sicilia e nel 2014 anche Addio Pizzo. Ad aver ottenuto il Compasso d’Oro nel 2008 è stato Tito D’Emilio: fu il primo rivenditore insignito del riconoscimento alla carriera per la sua attività di promozione della cultura del design.


Vincenzo Castellana

La menzione d’onore per Castellana e Desine, binomio tutto siciliano, è adesso il segnale di quanto sta accadendo in Sicilia. Trascinata dall’immaginario del Commissario Montalbano nella percezione della sua bellezza all’estero, sul territorio un gruppo di designer da tempo lavora per affermare la cultura del progetto, mettendo le basi a una sorta di “movimento” del design siciliano al fianco di aziende manifatturiere e artigianali. «Questo premio - dice Castellana – lo considero anche il risultato di un percorso intrapreso da quasi vent’anni, a partire dalla facoltà di Architettura di Palermo, dove prima Anna Maria Fundarò e poi Vanni Pasca avviarono e consolidarono il coinvolgimento delle imprese locali».

LEGGI L'INTERVISTA A VINCENZO CASTELLANA


Castellana nel 2007 fondò proprio con Pasca la delegazione ADI in Sicilia, nel 2009 si cominciò a parlare anche dell’Abadir di Sant’Agata Li Battiati, dove insegna, che da accademia di restauro si sarebbe trasformata in accademia di design. E man mano è emerso un network fatto di valori e persone che hanno provato a fare sistema in Sicilia. Adesso si stanno raccogliendo i frutti. A suggellare quest’onda lunga è arrivato anche il Compasso d’Oro alla carriera assegnato quest’anno proprio a Vanni Pasca: napoletano d’origine ma un po’ anche siciliano d’adozione, Pasca è stato presidente del corso di laurea in Design dell’Università di Palermo, docente al Politecnico di Milano, alla IULM e all’ISIA di Firenze, adesso è direttore del Dipartimento di Design dell’Abadir. E di recente ha scritto, con Domitilla Dardi, un Manuale di storia del Design.


A proporne la candidatura di Pasca ai Compassi è stata la delegazione dell’ADI Sicilia presieduta da Andrea Branciforti, fondatore dello studio Improntabarre e inserito nell’index del Compasso con un progetto per Moak, però non andato a premio. «Siamo stati i portabandiera di questa candidatura – spiega Branciforti – riuscendo ad aggregare altre delegazioni, università, accademie attorno al nome di Pasca». Il risultato certifica la credibilità del “movimento” del design siciliano che tra progettisti e aziende in questi anni «ha creato un humus in cui stanno crescendo piccole realtà che si stanno affermando. Stiamo spingendo – aggiunge Branciforti – perché I Compassi possano avere una sezione dedicata all’artigianato, alla piccola azienda, perché alla selezione finale per le imprese del Sud è difficile competere con i grandi gruppi industriali. L’unica via d’uscita per la nostra regione è lavorare sul territorio, in alcuni comparti e fare design, cioè progettare. Abbiamo notato che le nuove generazioni stanno prendendo esempio da quello che abbiamo seminato in tanti anni, si riuniscono in “lab”, iniziano a fare cose legate al design».

Andrea Branciforti sul design


Si occupa della formazione di giovani designer il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. «Negli ultimi due anni – rivela il coordinatore del corso di laurea in Design Industriale, Dario Russo - abbiamo avuto un boom di studenti rispetto agli altri corsi del Dipartimento. In fondo il design ha una tradizione al Sud, Ernesto Basile che progettò per la produzione industriale dei Ducrot, a Palermo all’inizio del ’900, forse fu il primo vero designer a 360 gradi. Il nostro compito, come università così come di tutti gli altri enti che fanno formazione, l’Abadir, le Accademie di Belle Arti, è non è tanto trasferire una tecnica, ma principi etici, una cultura del progetto con l’intento di migliorare la vita in modo sostenibile e nel rispetto dell’ambiente. La Sicilia ha una serie di punti di forza, dall’agroalimentare al turismo, delle vere eccellenze che occorre cavalcare. Il design, che entra nei processi produttivi e organizzativi, dà la possibilità di migliorare le cose, sia le performance aziendali sia la vita di tutti noi. Questo è quello che le aziende devono comprendere». In questa “alleanza” col territorio, dove può arrivare il design siciliano? «Non c’è un traguardo – spiega ancora il presidente ADI, Branciforti - l’importante è avere messo in moto determinate idee e comportamenti. Abbiamo molta fame di fare e di farci vedere. Oggi il brand “Made in Sicily” è forse il più forte tra i brand territoriali».


«Nel mondo – afferma Luigi Patitucci, consigliere dell’ADI Sicilia e direttore scientifico del master in Product Design Integrato di Harim Accademia Euromediterranea – si guarda molto alla nostra isola. Mentre anni fa le nostre aziende non erano pronte ad accogliere i designer, adesso ci sono decine di imprese che hanno aperto le loro porte, hanno permesso ai nostri progettisti di farle crescere e crescere insieme. Non è un caso – aggiunge – che a Milano l’ADI ci abbia offerto il nuovo Design Museum per ospitare la rassegna “Designland” che organizziamo in occasione della Design Week. La rassegna – aggiunge – prende il nome dal titolo di un mio scritto: “Designland: stato di eccitazione permanente”: nel senso del grande fermento che vive il design in questo momento in Sicilia».

L'intervista a Luigi Patitucci sul Design


Il master partirà il 5 novembre, numero massimo di allievi, 20 e andrà avanti fino a giugno. «Abbiamo fatto una prima esperienza l'anno scorso - racconta Patitutcci - con molti stranieri che sono rimasti stregati dalla Sicilia. Adesso ci rivolgiamo a neolaureati, studenti, ma anche a chi già lavora in azienda ed vuole nuove occasioni di formazione e di contatto con le oltre 100 aziende che saranno partner del progetto e ospiteranno i nostri studenti»