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  • Gianluca Reale

La commissione antimafia: «Eccessivo lo scioglimento del Comune di Scicli. Favorita A.CI.F.?»

Updated: Sep 10

Molte le ombre sullo scioglimento per mafia del Comune di Scicli. La commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, li esplicita nella relazione finale dell'inchiesta che ha condotto - in 37 sedute - lasciando aperte molte domande che non hanno trovato risposta. Ma che, insieme, tracciano una possibile verità, di certo diversa rispetto a come sono andate le cose.


Il Comune di Scicli

«La relazione - spiega una nota dell'ufficio stampa dell'organismo parlamentare -. approfondisce un tema emerso con forza nella precedente inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Sicilia, in particolare nella parte riguardante il progetto di ampliamento dell’impianto della Ditta A.Ci.F. Emergeva il sospetto che in taluni casi lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa potesse essere funzionale alla “rimozione” di amministrazioni che avevano assunto posizioni “scomode” rispetto a progetti di realizzazione o ampliamento di discariche o di piattaforme di trattamento dei rifiuti». Così pare anche in questo caso, tanto che quello del Comune di Scicli viene definito un "case study".


Emerge dunque una possibile altra verità rispetto a quella ufficiale, ricostruibile chiamando in causa un'informativa forse troppo severa da parte della prefettura, «documenti che scompaiono, verbali delle conferenze di servizio che vengono trasmessi altrove, pareri negativi che diventano positivi, incursioni dei servizi segreti, interferenze politiche (il riferimento al senatore Beppe Lumia è chiarissimo nella relazione, ndr), presunte “cupole mafiose” che si rivelano malandrinate di paese, fatti dirimenti non presi in considerazione dalla commissione d’accesso, assenza totale degli organi commissariali nei momenti più critici della vicenda A.CI.F…. E soprattutto il cambio di rotta radicale e immediato nei confronti della gigantesca piattaforma di smaltimento progettata a Scicli: prima fermamente negativo, poi – a comune sciolto - decisamente favorevole».


La Commissione ritiene, infatti, che «lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Scicli sia stata una determinazione eccessiva, caratterizzata dall’ampio potere discrezionale riconosciuto ex lege all’organo istituzionale procedente nella valutazione degli elementi assunti». La prefettura.


Non solo. per la commissione, in base ai documenti e alle testimonianze raccolte, «in quel contesto, l’assenza degli organi amministrativi e assembleari (sindaco, giunta e consiglio comunale)» ha «oggettivamente favorito un repentino cambio di passo e di esito per il progetto A.CI.F. (l'impianto di stoccaggio di prodotti petroliferi) determinato anche dall’azione in certi momenti discutibile dell’ufficio tecnico comunale e dalla mancata partecipazione degli organi commissariali alle procedure per il rilascio delle valutazioni ambientali». La Commissione, infatti, ritiene che «quel progetto evoca interessi che vanno ben oltre la titolarità giuridica dell’impresa in questione. Aprendo a scenari più ampi e più foschi su cui, crediamo, si debba continuare a reclamare verità anche con gli strumenti della giustizia ordinaria».


«Resta, intatta, la convinzione di questa Commissione che a quello scioglimento è improbabile che si sarebbe giunti se non vi fosse stato un profilo - dell’amministrazione e del consiglio comunale di Scicli - fortemente critico nei confronti di possibili nuovi (Truncafila) o più ampi (A.CI.F.) impianti di smaltimento di rifiuti nel territorio della città. E che a quello scioglimento abbiano concorso, consapevolmente o meno, molte azioni ed omissioni istituzionali, giornalistiche e politiche».



COSA DICE LA RELAZIONE

Ecco i punti più controversi della vicenda - e le domande senza risposta - evidenziati nella relazione conclusiva dell'indagine condotta dalla commissione regionale antimafia.


a) L'INDAGINE PENALE CON "EVOLUZIONE PROCESSALE IRRITUALE"

L’inchiesta “ECO” (che, ripetiamo, questa Commissione assume come il presupposto sostanziale dell’intervento della Prefettura di Ragusa e della successiva determinazione del governo per lo scioglimento) ha un’evoluzione processuale irrituale.

L’accusa formulata nei confronti del sindaco (unico amministratore di Scicli ad essere stato indagato) era grave: concorso esterno associazione mafiosa. In giudizio, il Tribunale di Ragusa assolve Susino con formula piena e la Procura Generale di Catania rinunzierà a proporre appello. La sentenza di assoluzione registrerà un appunto di irrituale durezza nei confronti della Procura e del GIP: "È inaudito che l’imputazione abbia superato il vaglio dell’udienza preliminare!”.


Identico décalage registrerà anche il troncone principale del procedimento penale, quello a carico di Franco Mormina e dei suoi supposti complici, indicati dall’accusa (e subito additati da una disinvolta stampa locale[2]) come la “cupola mafiosa” di Scicli, e dunque rinviati a giudizio per associazione mafiosa. Nella sentenza di condanna di primo grado l’accusa viene derubricata in associazione a delinquere semplice, in appello ulteriore derubricazione ad una serie di reati minori (truffa e furto di carburanti, tentata violenza privata ed estorsione).

Certo, accade in molti processi che in dibattimento cadano (o vengano riformulate) le accuse contenute nella richiesta di rinvio a giudizio: è prova dell’efficienza del nostro sistema giuridico nel quale giudizio e accusa non sono legati da vincoli di reciproca necessità. Ma in questo caso, come confermato dalle audizioni dei tre commissari incaricati dell’accesso e dall’allora Prefetto di Ragusa, Vardè, l’indagine penale era considerata la discriminante fondamentale per assumere che vi fossero state interferenze mafiose nel comune di Scicli: e dunque per decretarne lo scioglimento. Che mafia non fosse quella congrega di balordi capitanata dal Mormina e - soprattutto - che il sindaco Susino non avesse alcuna responsabilità penale è un esito che non può non proiettare sull’intera vicenda dello scioglimento una luce assai diversa.

b) LE INTERFERENZE DELL’AISI (SERVIZI SICUREZZA INTERNA).

È accertato che due soggetti in forza presso l’intelligence nazionale fecero accesso alla banca dati del Viminale per ottenere informazioni sul sindaco Susino (e su altre persone dell’amministrazione di Scicli). A che titolo? Domanda girata al direttore dell’AISI. La risposta che questa Commissione ha ricevuto da un lato conferma l’accesso al sistema informatico interforze da parte di operatori dell’Agenzia, dall’altro di quell’accesso non fornisce alcuna spiegazione, limitandosi a far riferimento a una “prassi consolidata” di cui questa Commissione non ha alcuna memoria né sembra desumersi dalle prerogative e dalle funzioni che la legge istitutiva attribuisce all’Agenzia per la Sicurezza Interna.

c) I RAPPORTI TRA IL SIDNACO SUSINO E FRANCO MORMINA

Come detto, l’asserita complicità fra i due viene assunta come elemento preminente ai fini dell’applicazione della misura di scioglimento del comune. Eppure, incredibilmente, nella relazione dei commissari incaricati dell’accesso e nella successiva relazione del Prefetto al Ministro dell’Interno non si fa cenno al fatto che l’assunzione del Mormina e dei suoi sodali presso la ECO.S.E.I.B. (l’impresa incaricata del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani della città) avviene prima che Susino diventi sindaco di Scicli (maggio 2012). Così come non si fa cenno che sarà proprio un’azione amministrativa della giunta Susino a determinare il 18 gennaio 2014 il licenziamento di Franco Mormina dalla ECO.S.E.I.B..

Perché questi fatti, certamente non irrilevanti per definire il rapporto tra Mormina e Susino, non trovano spazio nelle valutazioni prefettizie? Domanda, anche questa, rimasta senza plausibili spiegazioni.

d) L’ISTRUTTORIA FANTYASMA DEL PROGETTO A.CI.F.

Si svolsero quattro conferenze di servizio a Palermo per affrontare nel merito tutti i temi tecnici, funzionali ed amministrativi del progetto A.CI.F.. Eppure i tre commissari prefettizi non parteciperanno a nessuna di esse, facendo venir meno - nella collezione dei pareri dovuti - la voce dell’amministrazione di Scicli e del consiglio comunale (disciolto) che i tre commissari rappresentavano. Perché quelle assenze istituzionali su uno degli snodi più sensibili per il futuro di Scicli? Difetto di informazione, come dicono i tre commissari, o dolosa sottovalutazione da parte degli uffici tecnici? E per quale insondabile motivo le “controdeduzioni” dell’A.CI.F. al parere negativo della giunta Susino non giungeranno mai all’attenzione dell’amministrazione, spianando, di fatto la strada all’A.CI.F. verso le auspicate autorizzazioni?

In definitiva, come è stato possibile che i tre commissari abbiano appreso del progetto in questione, una piattaforma per stoccare 200 mila tonnellate l’anno di residui petroliferi, solo casualmente, e quando era stata ormai rilasciata all’A.CI.F. anche l’A.I.A., ovvero l’ultima definitiva autorizzazione?

e) IL FALSO PARERE POSITIVO DELL’ARPA.

La concessione dell’A.I.A. al progetto A.CI.F. riporta l’acquisizione del parere favorevole dell’ARPA di Ragusa. Falso. Non vi fu alcun parere favorevole: al contrario, venne notificata all’assessorato competente l’impossibilità dell’ARPA di esprimersi sul progetto in attesa, e in assenza, delle risposte ad una serie di rilievi che l’agenzia aveva sollevato.

Come fu possibile un simile, e così rilevante, misunderstanding? Una maldestra forzatura interpretativa, ammette il dirigente dell’assessorato; una svista, aggiunge il funzionario incaricato dell’istruttoria. Una delle molte “sviste” istituzionali che l’intera vicenda Scicli vs. A.CI.F. registra in quei mesi e che continuano a non trovare spiegazione.

f) L’INTERROGAZIONE DEL SENATORE LUMIA

Accanto agli interessamenti istituzionali e parlamentari a sostegno del progetto A.CI.F. (di cui la relazione dà ampia testimonianza), destano perplessità le conclusioni del lungo e dettagliatissimo atto ispettivo presentato dal senatore Giuseppe Lumia per sollecitare lo scioglimento di Scicli, laddove il parlamentare afferma che “la Commissione prefettizia ha già lavorato e raccolto notevoli elementi di inquinamento dell’ente”.

La relazione prefettizia inviata al Ministro dell’Interno era coperta - in quella fase - dal più assoluto vincolo di riservatezza in attesa che il Consiglio dei Ministri di pronunciasse. Come fa un senatore ad anticipare in un atto ispettivo che quella relazione contiene notevoli elementi di inquinamento dell’ente?