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Mafia, maxi blitz in Palermo, 91 people arrested


A serious blow was dealt to the mafia clans of Palermo. The Guardia di Finanza of Palermo has arrested 91 of bosses, wingmen, extortors and figureheads of two historic Palermo clans of Acquasanta and Arenella. Exponents of historic Palermitan mafia families such as those of the Ferrante and the Fontana have been arrested. The disputed charges are in various capacities of mafia association, extortion, fictitious registration of assets, receiving stolen goods, money laundering, drug trafficking, sports fraud and scam. Cosa Nostra, in fact, was ready to take advantage of the emergency of the lockdown and the dramatic economic crisis that brought many businesses to the brink of closure. This is the picture of the Palermo economic reality that emerges from the investigation of the Palermo District Anti-Mafia Directorate. The judge for the preliminary investigations that ordered the arrests, in fact, speaks of «a very favorable context for the revival of the plans of the criminal association in the territory of origin and beyond». The operation of the Guardia di Finanza did not only concern Palermo, but also Lombardy, Piedmont, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Tuscany, Marche and Campania at the same time.


The investigation, which divides two prominent "families" of Cosa nostra palermitana, has also revealed the interests of the clans in the tenders and contracts for the work carried out at the shipyards of Palermo, in the activities of the fruit and vegetable market, in the management of online bets and slot machines, as well as in the "historical" one of drug trafficking and horse racing. The list of businesses subject to the extortions racket is very long. Also assets worth about 15 million euros were seized.


THE ARRESTED PEOPLE. Names already known for some time to the police, those who ended up in handcuffs in the operation conducted by the Guardia di Finanza of Palermo. There are the exponents of the Fontana, the historical "family" of Cosa Nostra, described by Tommaso Buscetta as one of the most dangerous. The investigations revealed the top role of Gaetano Fontana, released from term due to time in 2013 by the charge of the Mafia, who returned to his cell in 2014 and in 2017 came out again after serving his sentence. Today the brothers were also arrested: Giovanni, a long list of precedents for receiving stolen property, murder, illegal port of arms and resistance to public officials, and Angelo, since 2012 subject to the obligation to stay in Milan. Gaetano Fontana would be the undisputed point of reference for the "picciotti" of Acquasanta, a role he would have maintained even while he was being held. The Fontana managed the companies operating in the shipbuilding industry, in the production and marketing of coffee, and would have control of dozens of supermarkets, bars and butchers and the fruit and vegetable market, online betting and slot machines. The brothers Gaetano, Giovanni and Angelo Fontana had long lived in Milan, but have maintained strong interests in the Sicilian capital.


According to the investigation, another important person of the investigation is Giovanni Ferrante, operative arm of the Fontana clan. Ferrante used neighborhood businesses to launder dirty money, ordered extortion and required the purchase of raw materials and consumables chosen by the organization. Already convicted of mafia, he has been admitted to probation from social services since 2016. After leaving prison, he consolidated his position as leader within the mafia family and for the management of illicit affairs he used his partner, Letizia Cinà as an intermediary. He was also much feared because of his violent ways. In an interception after being released from prison he says: «I have no mercy on anyone now! Before I gave them to him with slaps, now I give them to him with punches ... with helmet shots ... what I have in my hand ... what comes to me ». Another prominent character is Domenico Passarello. He had been delegated the management of games and remote betting, drug trafficking, cash management and the subsequent delivery of money to the top of the family for payment in the common cash.


(ITA) Mafia, maxi blitz a Palermo, arrestate 91 persone


Un duro colpo è stato inferto ai clan mafiosi di Palermo. La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani dell'Acquasanta e dell'Arenella. Sono stati arrestati esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa.


Cosa Nostra, infatti, era pronta sfruttare l'emergenza del lockdown e la drammatica crisi economica che ha portato molte imprese sull'orlo della chiusura. Questo il quadro della realtà economica palermitana che viene fuori dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Il giudice per le indagini preliminari che ha disposto gli arresti, infatti, parla di «contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell'associazione criminale sul territorio d'origine e non solo».


L'operazione della Guardia di Finanza non ha riguardato solo Palermo, ma contemporaneamente anche Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.


L'inchiesta, che disarticola due "famiglie" di spicco di Cosa nostra palermitana, ha svelato anche gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella "storica" del traffico di droga e nelle corse dei cavalli. Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.


GLI ARRESTATI. Nomi già noti da tempo alle forze dell'ordine, quelli che sono finiti in manette nell'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo. Ci sono gli esponenti dei Fontana, "famiglia" storica di Cosa nostra palermitana descritta da Tommaso Buscetta come una delle più pericolose. Dalle indagini è emerso il ruolo di vertice di Gaetano Fontana, scarcerato per decorrenza dei termini nel 2013 dall'accusa di mafia, tornato in cella nel 2014 e nel 2017 uscito nuovamente dopo aver scontato la pena. Oggi sono stati arrestati anche i fratelli: Giovanni, un lungo elenco di precedenti per ricettazione, omicidio, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale, e Angelo, dal 2012 sottoposto all'obbligo di soggiorno a Milano. Gaetano Fontana sarebbe il punto di riferimento indiscusso dei "picciotti" dell'Acquasanta, ruolo che avrebbe mantenuto anche mentre era detenuto. I Fontana gestivano le imprese che operano nella cantieristica navale, nella produzione e commercializzazione di caffè, e avrebbero il controllo di decine di supermercati, bar e macellerie e del mercato ortofrutticolo, delle scommesse on-line e delle slot machines. I fratelli Gaetano, Giovanni e Angelo Fontana vivevano da tempo a Milano, ma hanno mantenuto forti interessi nel capoluogo siciliano.


Secondo l'inchiesta, altro personaggio di rilievo dell'indagine è Giovanni Ferrante, braccio operativo del clan Fontana. Ferrante usava attività commerciali del quartiere per riciclare i soldi sporchi, ordinava estorsioni e imponeva l'acquisto di materie prime e generi di consumo scelti dall'organizzazione. Già condannato per mafia, dal 2016 è stato ammesso all'affidamento in prova ai servizi sociali. Uscito dal carcere, ha consolidato la propria posizione di leader all'interno della famiglia mafiosa e per la gestione degli affari illeciti usava come intermediatrice la compagna, Letizia Cinà. Era molto temuto anche a causa dei suoi modi violenti. In una intercettazione dopo essere stato scarcerato dice: «Oramai non ho più pietà per nessuno! Prima glieli davo con schiaffi, ora glieli do con cazzotti… a colpi di casco... cosa ho in mano... cosa mi viene».

Altro personaggio di spicco è Domenico Passarello. A lui era stata delegata la gestione dei giochi e delle scommesse a distanza, del traffico di stupefacenti, la gestione della cassa e della successiva consegna del denaro ai vertici della famiglia per versamento nella cassa comune.

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