Search
  • Redazione

Nigerian Mafia, 26 arrested: the dirty business of the bosses Volte and Babané of the cult Maphite

Drugs trafficking, prostitution rackets, fake IDs to get into Italy. The Nigerian "cult" operated as a mafia clan «Family Lighthouse of Sicily». The operation conducted between Catania, Caltanissetta, Palermo, Florence, Rome, Vicenza and Messina.



Trafficking of narcotics, exploitation of prostitution, falsification of documents to let compatriots enter Italy, intimidation, violence, mafia-type criminal conspiracy of "cultist type". By order of the Anti-Mafia District Directorate of Catania, the State Police has executed a decree of arrest as a suspect in the crime, against 26 people, all Nigerians and two Italians, dealing with the Nigerian "mafia", in particular with the Sicilian organization of the cult Maphite (acronym of Maximo Academyc Peerformance Higly Intellectual Empire) called "Family Lighthouse of Sicily".

The operation involved hundreds of men, with the support of staff from the Scientific Police Service, the Crime Prevention Departments of Eastern and Western Sicily and the collaboration of the Mobile Teams of Caltanissetta, Cosenza, Florence, Messina, Palermo, Rome and Vicenza.


The investigation was started in May 2019 following the statements of a collaborator of justice belonging to the mafia association of cultist matrix "The Supreme Eiye Confraternity (S.E.C.)". During the course of the investigation, using traditional and innovative techniques, about one hundred telephone users were monitored, which, with the help of qualified interpreters, allowed us to acquire a clear picture of the Mafia connotation of the cult: the existence of a hierarchical structure with correlated subjugation to the will of the "bosses"; the internal division into areas of influence territorially delineated; affiliation rites; relations with other articulations of the Cult on the Italian territory; support and mutual aid guaranteed to each affiliate by the group; use of the intimidating charge and the situation of subjugation and silence which manifested itself towards the outside, which can be obtained from the clashes and from the relations with other criminal groups of similar connotation; realization of crimes; modality of intimidating action.


All typical elements of a mafia clan. To which is added also the traffic of narcotic substances exercised by the two top exponents of the Maphite: Evobuin Godwin called Volte on the square of Catania and by Osagiede Ede called Babanè on that of Caltanissetta. According to the investigators, «the criminal expertise of Volte and Babanè led them to have Italian buyers», making a quantum leap in drug trafficking limited only to immigrants. Furthermore, the investigators highlighted «the incredible capacity of Volte and Babanè to always and regularly ensure, at first request, supplies of narcotic drugs at competitive costs on the illicit market (costs which were often parameterized to a not good quality of the narcotic drug), supplies which were delivered directly on the spot to the two applicants by subjects residing in other parts of Italy, personally or through a series of couriers ready to conceal substances and travel in exchange for a few Euros».

The two men behaved like real bosses, placing themselves "at a higher level of the narco-traffic chain. Volte, he only dealt with his Nigerian suppliers and his Italian clients to whom he assured supplies of heroin that they then resold to third parties; Babanè, from his home, controlled the narcotics traffic managed by Nigerians in the territory of Caltanissetta, receiving sums of money from his fellow countrymen who dealt on the street (pusher or subjects who controlled the pusher) even supplying them or having quantities of narcotics supplied to trusted clients. Babané, moreover, dealt with his stable suppliers of heroin, being assisted by trustworthy subjects in the most practical management (collection of the sums, packaging and subdivision of the drug, drug deliveries), because obviously, since it was a garment, he did not "get his hands dirty" and left the low-profile tasks to others».



(ITA) Mafia nigeriana, fermati in 26: gli affari sporchi dei boss Volte e Babané del cult Maphite


Traffico di droga, racket della prostituzione, documenti falsi per entrare in Italia. Il "cult "nigeriano operava come un clan mafioso. L'operazione condotta tra Catania, Caltanissetta, Palermo, Firenze, Roma, Vicenza e Messina.


Traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, contraffazione di documenti per fare entrare in Italia i connazionali, intimidazioni, violenza, associazione a delinquere di stampo mafioso di “tipo cultista». Su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto, nei confronti di 26 persone, tutti nigeriani e due italiani, aventi a che fare con la “mafia” nigeriana, in particolare con l’organizzazione siciliana del cult Maphite, acronimo di Maximo Academyc Peerformance Higly Intellectual Empire) denominata “Family Lighthouse of Sicily”.

L’operazione ha impegnato centinaia di uomini, con il supporto di personale del Servizio di Polizia Scientifica, dei Reparti Prevenzione Crimine Sicilia Orientale ed Occidentale e la collaborazione delle Squadre Mobili di Caltanissetta, Cosenza, Firenze, Messina, Palermo, Roma e Vicenza.

L’indagine era stata avviata a maggio 2019 a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia appartenente alla associazione mafiosa di matrice cultista “The Supreme Eiye Confraternity (S.E.C.)”. Nel corso delle indagini condtte con tecniche tradizionali e innovative, sono state monitorate circa cento utenze telefoniche che, con l’ausilio di qualificati interpreti, hanno consentito consentivano di acquisire un chiaro quadro della connotazione mafiosa del cult: l’esistenza di una struttura gerarchica con correlato assoggettamento al volere dei “capi”; la ripartizione interna in aree di influenza territorialmente delineate; riti di affiliazione; rapporti con altre articolazioni del Cult sul territorio italiano; supporto e dal mutuo soccorso garantito ad ogni affiliato dal gruppo; utilizzo della carica intimidatrice e dalla situazione di assoggettamento e omertà» che si manifestava verso l’esterno ricavabile dagli scontri e dai rapporti con altri gruppi criminali di simile connotazione; realizzazione di delitti; modalità di azione intimidatorie.


Tutti elementi tipici di un clan mafioso. A cui si aggiunge anche il traffico di sostanze stupefacenti esercitato dai due esponenti apicali dei Maphite: Evobuin Godwin detto Volte sulla piazza di Catania e da Osagiede Ede detto Babanè su quella di Caltanissetta. Secondo gli inquirenti, « la expertise criminale di Volte e Babanè li portava ad aver soggetti acquirenti italiani», facendo fare un salto di qualità al narcotraffico prime limitato solo agli immigrati. Inoltre, gli investigatori hanno evidenziato «la incredibile capacità di Volte e Babanè di assicurarsi sempre e regolarmente, a prima richiesta, forniture di stupefacente a costi concorrenziali sul mercato illecito (costi che spesso erano parametrati ad una qualità non buona dello stupefacente), forniture che venivano recapitate direttamente in loco ai due richiedenti da soggetti dimoranti in altre parti d’Italia, personalmente o attraverso una serie di corrieri pronti a occultare in corpore sostanze e viaggiare in cambio di pochi euro».

I due si comportavano da veri boss, collocandosi «ad un livello più elevato della filieradel narco traffico. Volte si rapportava solo ai suoi fornitori nigeriani e ai suoi committenti italiani ai quali assicurava forniture di eroina che gli stessi poi rivendevano a terzi; Babanè, dalla sua abitazione, controllava il traffico di stupefacenti gestito da nigeriani in territorio nisseno percependo somme di denaro dai connazionali che spacciavano in strada (pusher o soggetti che controllavano i pusher) anche rifornendoli o facendosi erogare quantità di stupefacenti per clienti fidati. Babané, inoltre, si rapportava ai suoi fornitori stabili di eroina, facendosi coadiuvare da soggetti fidati nella gestione più pratica (riscossione delle somme, confezionamento e suddivisione dello stupefacente, consegne di stupefacente), perché ovviamente trattandosi di un capo non si “sporcava le mani” e lasciava ad altri le incombenze di basso profilo».