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Peppino Impastato, his brother: «He would be outraged by boss releases»

Updated: May 10


In the night between 8 and 9 May 42 years ago Peppino Impastato was barbarously killed, a journalist and political activist who became an icon of the anti-mafia. Peppino, from the frequencies of Radio Aut, founded in Cinisi, his town, mocked and denounced mafia people without fear, rejecting their methods and culture. Starting with the "boss" of his town, Gaetano Badalamenti.    Today is the day of remembrance. Several commemorative events take place in virtual mode, remotely. But the declarations are not long in coming.


The president of the Parliamentary Anti-Mafia Commission, Nicola Morra, reminded him on Facebook: «Dying as witnesses in a world that rejects and sacrifices you: beautiful, revolutionary, huge, but sad. Remembering heroes serves to the extent that it helps to recognize one's faults and clearly indicate one's duty. If Peppino Impastato is remembered today as one of the few Italian revolutionaries it is due to his desire to understand, to analyze, to study». For Francesco d’Uva (M5S Sicilian member of parliament) «today's one in Cinisi will be a virtual square, but no less participated for this. The strong signal of a united and compact anti-mafia world will also arrive, even at a distance. Together, we will take another step forward against the mafias».


«I hope that the anniversary of the killing of Peppino Impastato will be an opportunity to reflect on the need to continue the anti-mafia commitment, in a constant way and with concrete actions», says Giangiacomo Palazzolo of the Action Promoter Committee and Mayor of the Municipality of Cinisi, birthplace of Impastato. Today «the mafia has changed its skin - Palazzolo continues - but it is no less dangerous for this. Cinisi owes everything to Impastato and the same goes for many other communities. We mayors must live up to this legacy. We must defend it every day with concrete and not merely symbolic acts. We must hold onto the freedom to say that the mafia is a mountain of shit». «Today my brother Peppino would be extremely disappointed by this State», Peppino's brother Giovanni Impastato says. «I am indignant, but really very indignant. I've always been a guarantor, but these releases are aberrant. What is happening in these days upsets me», he adds referring to the release of many mafia members, 376 people placed in house detention, for health reasons and to avoid the risk of contagion from coronavirus. «I am convinced - Impastato says - that even the worst mafia members have rights and must be treated, but it seems to me that they are exaggerating. It seems to me an excuse to bring them all out, slowly».


«The death of Peppino Impastato - the mayor of Palermo, Leoluca Orlando, says - marked one of the most tragic and perverse points of permeability up to the identification between public and private institutions and the mafia, which sometimes also assumed the face of the state. Remembering his death but above all his life, committed with the weapons of culture, information and irony against the physical and cultural violence of the mafia, is not only a way to continue to pay a proper tribute, but it is also a way to remember how much those weapons are still a great tool, combined with judicial repression, to fight the mafias of all kinds». The Sicilian group of the "Unione Cronisti"(group of journalists specialized within the national union, Fnsi-Assostampa) today remembers Impastato, who was recognized as a journalist's only after his death. «The building on via 9 Maggio 1978, in Marina di Cinisi - the president of Unci Sicilia, Leone Zingales, said - was declared in 2014 by the Sicilian Region as a building of cultural interest. It will become a place of memory just like the Garden of Ciaculli, on the outskirts of Palermo, where Unci and Anm, remember the victims of the mafia with the planting of trees. We also dedicated a tree to Peppino, as to the other seven journalists killed by the mafia in Sicily».

In fact, the decree determining the provisional expropriation allowance in favor of the company that owns the cottage and the surrounding rural land, according to the estimate of the Superintendency of Palermo, has been registered by the budget office of the Sicilian Region. The President of the Nello Musumeci Region therefore gave the offices instructions to speed up the procedures as much as possible.



(ITA) Peppino Impastato, il fratello: «Sarebbe indignato da scarcerazioni boss»


Nella notte fra l'8 e il 9 maggio di 42 anni fa veniva barbaramente ucciso Peppino Impastato, giornalista e attivista politico diventato un'icona dell'antimafia. Peppino, dalle frequenze di Radio Aut, fondata a Cinisi, il suo paese, sbeffeggiava e denunciava senza paura i mafiosi, rifiutandone metodi e cultura. A cominciare dal boss del suo paese, Gaetano Badalamenti.

Oggi è il giorno della memoria. Diverse manifestazioni di commemorazione si svolgono in modalità virtuale, a distanza. Ma le dichiarazioni non si fanno attendere.


Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, lo ha ricordato su facebook: «Morire da testimoni in un mondo che ti rifiuta e ti sacrifica: bello, rivoluzionario, enorme, ma triste. Ricordare eroi serve nella misura in cui aiuta a riconoscere le proprie colpe ed ad indicare nettamente il proprio dovere. Se Peppino Impastato è oggi ricordato come uno dei pochi rivoluzionari italiani lo si deve alla sua volontà di capire, di analizzare, di studiare».

Per Francesco d’Uva (parlamentare siciliano del M5S) «quella di oggi a Cinisi sarà una piazza virtuale, ma non per questo meno partecipata. Arriverà ugualmente il segnale forte di un mondo antimafia unito e compatto anche a distanza. Insieme, faremo ancora un passo avanti contro le mafie».


«Mi auguro che l’anniversario dell'uccisione di Peppino Impastato sia l'occasione  per riflettere sulla necessità di continuare l'impegno antimafia, in modo costante e con atti concreti», sostiene Giangiacomo Palazzolo del Comitato Promotore di Azione e Sindaco del Comune di Cinisi, città natale di Impastato. Oggi «la mafia ha cambiato pelle - continua Palazzolo - ma non per questo è meno pericolosa. Cinisi deve tutto ad Impastato e lo stesso vale per molte altre Comunità. Noi sindaci dobbiamo essere all'altezza di questa eredità. Dobbiamo difenderla ogni giorno con atti concreti e non meramente simbolici. Dobbiamo tenerci stretta la libertà di dire che la mafia è una montagna di merda».


«Oggi mio fratello Peppino sarebbe estremamente deluso da questo Stato”, ha detto Il fratello di Peppino, Giovanni Impastato. «Io sono indignato, ma davvero molto indignato. Sono sempre stato un garantista, ma queste scarcerazioni sono aberranti. Quello che sta accadendo in questi giorni mi sconvolge», aggiunge riferendosi alle scarcerazioni di molti mafiosi, 376 posti in detenzione domiciliare, per motivi di salute ed evitare il rischio contagio da coronavirus. «Sono convinto - ha detto Impastato - che anche i peggiori mafiosi hanno dei diritti e vanno curati, però mi pare che si stia esagerando. Mi sembra una scusa per tirarli fuori tutti, piano piano».


«La morte di Peppino Impastato - ha detto invece il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando - ha segnato uno dei punti più tragici e perversi della permeabilità sino alla identificazione fra istituzioni pubbliche e private e mafia, che assumeva a volte anche il volto dello Stato. Ricordare la sua morte ma soprattutto la sua vita, impegnato con le armi della cultura, dell'informazione e dell'ironia contro la violenza fisica e culturale della mafia, non è solo un modo per continuare a rendere un doveroso omaggio, ma è anche un modo per ricordare quanto quelle armi siano tutt'ora un grande strumento, unito alla repressione giudiziaria, per contrastare le mafie di ogni tipo».


Il gruppo siciliano dell'Unione Cronisti (gruppo di giornalisti specializzato all'interno del sindacato nazionale, Fnsi-Assostampa) oggi ricorda Impastato, al quale venne riconosciuto il tesserino di giornalista solo dopo la morte. «Il casolare di via 9 maggio 1978, a Marina di Cinisi - ha detto il presidente dell'Unci Sicilia, Leone Zingales - è stato dichiarato nel 2014, dalla Regione siciliana, edificio di interesse culturale. Diverrà un luogo di memoria proprio come il Giardino di Ciaculli, alla periferia di Palermo, dove Unci e Anm, ricordano le vittime della mafia con la piantumazione degli alberi. Anche a Peppino, come agli altri sette giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia, abbiamo dedicato un albero».

Alla Regione Siciliana, infatti, è stato registrato in ragioneria il decreto di determinazione dell’indennità provvisoria di espropriazione in favore della ditta proprietaria del casolare e del terreno rurale circostante, secondo la stima della Soprintendenza di Palermo. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha pertanto dato disposizioni agli uffici di accelerare al massimo le procedure.