Search
  • Gianluca Reale

Phase 2, the "recipes" of artisans, coiffeur, entrepreneurs to really start again

Small and great business Sicily is no longer able. On the one hand, it wants to reopen everything, on the other, it asks for support, on another, it "rejects" the measures taken. The trade associations send letters and decalogues, entrust their protests or suggestions to press releases, the response from banks and institutions is a little too slow. Let's see what happens and who asks what, while the regional government assesses whether to reopen some activities first.

"CNA" ASKS FOR MUNICIPAL FUNDS. The latest issue of CNA (National Craft Confederation) Sicily is addressed to the Municipalities. And to speak to the Municipalities, Anci was chosen, the Association of Italian Municipalities, naturally in its regional structure. And so, Cna writes a letter to the president, Leoluca Orlando, mayor of Palermo and through him «to all the mayors». What does Cna ask? «A non-refundable contribution to support companies affected by the devastating effects of the pandemic. Even at local authorities, in an extraordinary phase such as the one we are going through - explain the regional leaders of the Confederation - we ask for an effort, a sign of closeness and support for the productive fabric». But how can Municipalities, already penniless on their own, meet? Here is the recipe: «Considering that the Cassa Depositi e Prestiti and the Banking Institutions suspended for a year the payment of the principal amount of the mortgages contracted by the local authorities - explain the president Battiato and the secretary Giglione - the Municipalities will be able to allocate the savings of expenditure obtained, for the benefit of local businesses which, due to the health emergency, reported loss of turnover». But the mortgages are suspended, not canceled.


CONFESERCENTI PUSHES TO REOPEN SHOPS, COIFFEUR AND AESTHETIC CENTERS. Confesercenti Sicilia throws it on the aut aut. «If you don't work, you die», Michele Sorbera, regional director of Confesercenti, says to the newspaper La Sicilia. «It is not clear why gatherings in front of pharmacies and supermarkets are tolerated, while you cannot buy a shirt. We are insisting that retail stores can reopen on May 18th. It no longer makes sense to arrange closures by category, but the actual danger of a certain activity in relation to the virus must be assessed». On the basis of this belief there is the "knot" of hairdressers, barbers and beauty salons that paw. So Confesercenti made its beautiful organizational decalogue for hairdressers and beauty centers and sent it to the Governor Musumeci: booking obligation, possibility of having only one customer at a time inside the salon, positions at least one meter apart, obligation of masks ( for customers and staff), sanitizing gels at the entrance and near the armchairs are some of the anti-contagion rules indicated to be able to leave safely.


CONFINDUSTRIA MISSES GOVERNMENT MEASURES. During the emergency, the three regional industrial associations within the Confindustria system rediscovered unity. And joint notes signed by the three leaders issue: the vice-president of Sicindustria, Alessandro Albanese and the presidents of Confindustria Catania, Antonello Biriaco, and Confindustria Siracusa, Diego Bivona. Their latest exit is the rejection of the measures launched by the Conte government with "Cura Italia": «Carrying on a myriad of rainfall measures - they say - is useless. Companies need immediate and effective actions». And they suggest to the national government in this case, «to cut IRAP immediately» would be «a duty», «to pay the debts of the public administration» is «an obligation in any period, a moral imperative at a time like this» and finally, third suggestion, «unblocking infrastructures already equipped with financial coverage. In Sicily, according to the latest survey by the Ance, 268 works already in construction for 5 billion euros are blocked. A crime for an economic system that must restart considering above all that every billion invested in construction could generate 17 thousand jobs and a turnover of 3 and a half billion euros». The blockade of public works weighs like a boulder, and even more burns the speed with which the new bridge was built in Genoa instead of the collapsed Morandi. Sometimes, good examples become the litmus test of too many slow things.



(ITA) Fase 2, le "ricette" di artigiani, coiffeur, imprenditori per ripartire davvero


La Sicilia della piccola impresa non ce la fa più. Da un lato vuole riaprire tutto, dall'altro chiede sostegno, da un altro ancora "boccia" le misure prese. Le associazioni di categoria inviano lettere e decaloghi, affidano le loro proteste o i loro suggerimenti a comunicati stampa, la risposta di banche e istituzioni è un po' troppo lenta. Vediamo cosa succede e chi chiede cosa, mentre il governo regionale valuta se riaprire prima qualche attività.

CNA CHIEDE FONDI AI COMUNI. L'ultima uscita di CNA (Confederazione nazionale artigianato) Sicilia è rivolta ai Comuni. E per parlare ai Comuni è stata scelta l'Anci, l'Associazione dei comuni italiani, naturalmente nella sua struttura regionale. E così, Cna scrive una lettera al presidente, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e tramite lui «a tutti i sindaci». Cosa chiede Cna? «Un contributo a fondo perduto a sostegno delle imprese colpite dagli effetti devastanti della pandemia. Anche agli enti locali, in una fase straordinaria come quella che stiamo attraversando – spiegano i vertici regionali della Confederazione – chiediamo uno sforzo, un segnale di vicinanza e di sostegno verso il tessuto produttivo». Ma come possono venire incontro i Comuni, già squattrinati per conto loro? Ecco la ricetta: «Considerato che la Cassa Depositi e Prestiti prima e gli Istituti Bancari dopo hanno sospeso per un anno il pagamento della quota capitale dei mutui contratti dagli enti locali – spiegano il presidente Battiato e il segretario Giglione – i Comuni potranno destinare il risparmio di spesa ottenuto, a beneficio delle imprese locali che, a causa dell’emergenza sanitaria, hanno riportato perdite di fatturato». Ma i mutui sono sospesi, mica annullati.

CONFESERCENTI SPINGE PER FAR RIAPRIRE I NEGOZI, COIFFEUR E CENTRI ESTETICI. Confesercenti Sicilia la butta sull'aut aut. «Se non si lavora, si muore», dichiara Michele Sorbera, direttore regionale di Confesercenti, al quotidiano La Sicilia. «Non si capisce perché vengono tollerati gli assembramenti davanti a farmacie e supermercati, mentre non ci si può comprare una camicia. Stiamo insistendo affinché il 18 maggio possano riaprire i negozi al dettaglio. Non ha più senso disporre chiusure per categoria, ma bisogna valutare l’effettiva pericolosità di una certa attività in relazione al virus». Sulla base di questa convinzione c'è il "nodo" parrucchieri, barbieri e centri estetici che scalpitano. Così la Confesercenti ha fatto il suo bel decalogo organizzativo per coiffeur e centri estetici e lo ha inviato al governatore Musumeci: obbligo di prenotazione, possibilità di avere un solo cliente per volta dentro il salone, postazioni distanziate di almeno un metro, obbligo di mascherine (per clienti e personale), gel igienizzanti all'ingresso e vicino alle poltrone sono alcune delle regole anti contagio indicate per poter ripartire in sicurezza.

CONFINDUSTRIA BOCCIA LE MISURE DEL GOVERNO. Le tre associazioni regionali degli industriali interne al sistema Confindustria, durante l'emergenza hanno riscoperto l'unità. E diramano note congiunte firmate dai tre vertici: il vicepresidente vicario di Sicindustria, Alessandro Albanese e i presidenti di Confindustria Catania, Antonello Biriaco, e Confindustria Siracusa, Diego Bivona. L'ultima loro uscita è la bocciature delle misure varate dal governo Conte con il "Cura Italia": «Portare avanti una miriade di misure a pioggia - dicono - non serve a nulla. Per le aziende occorrono azioni immediate ed efficaci». E suggeriscono al governo nazionale in questo caso, di «tagliare subito l'Irap» sarebbe «doveroso», «pagare i debiti della pubblica amministrazione» è «un obbligo in qualsiasi periodo, un imperativo morale in un momento come questo» e infine, terzo suggerimento, «sbloccare le infrastrutture già dotate di copertura finanziaria. In Sicilia, secondo l’ultimo rilevamento dell’Ance, sono bloccate 268 opere già cantierabili per 5 miliardi di euro. Un delitto per un sistema economico che deve ripartire considerando soprattutto che ogni miliardo investito in edilizia potrebbe generare 17 mila posti di lavoro e un giro d’affari di 3 miliardi e mezzo di euro». Il blocco delle opere pubbliche pesa come un macigno, e ancora di più brucia la velocità con cui a Genova è stato realizzato il nuovo ponte al posto del Morandi crollato. A volte, i buoni esempi diventano la cartina di tornasole delle troppe lentezze