Search
  • Redazione

Police, Gabrielli: Boris Giuliano precursor, today less muscles and more understanding of discomfort

This morning was commemorated Giorgio Boris Giuliano, the head of the Palermo mobile squad, killed by the Mafia in Via Francesco Paolo Di Blasi, on 21 July 1979. Laurel wreaths were laid, the Chief of Police, Franco Gabrielli, the top of the police force, as well as family members including his son Alessandro Giuliano, now Quaestor in Naples, his wife Ines Leotta, and his daughters Selima and Emanuela Giuliano took part in the ceremony.



«It is a dutiful memory, Boris Giuliano was a great policeman, shot in the back because those who wanted to kill him were also afraid of his reaction. Being here in Palermo was a personal commitment I had made with Mrs. Giuliano». This is what the chief of police, Franco Gabrielli, said. Gabrielli considers Boris Giuliano a «forerunner. Today - Gabrielli added - we celebrate not only the memory of a murdered policeman, but also of a policeman who had understood perfectly well what the way to attack the criminal organization had to be». For the chief of police, «remembering Boris Giuliano is not only remembering a colleague who was killed, but he is also a colleague who had understood before and better than others who was in front of him and what were the tools to defeat them».


Then the police chief commented with journalists on the current difficult social situation, in which the police forces must move. «We pay attention to two major issues: the possibility that the economic crisis may become a "prairie" for criminal organizations and the issue of public order. We have set up a national observatory, at the central directorate of the criminal police, which has the task of monitoring, directing and providing the political decision-maker with all the useful indications for the measures that must be taken to counter this possibility".


On the public order front, for Gabrielli, «these situations will cause lacerations in the social fabric because many people will have difficulty in resuming their activities, because when the work fails, the desperation and the state of suffering of our populations increases». for the chief of police, the crisis caused by Covid «will leave consequences and we, the police, must perhaps demonstrate the professionalism that is proper to us, the ability to empathize with the suffering and the need of the people. At this moment, I don't tire of saying this to those in charge of public order, prefects and quaestors, to be particularly attentive to interpret people's distress. We need not muscle exercises. Let our law enforcement agencies once again become interpreters of the rule of law».



(ITA) Polizia, Gabrielli: Boris Giuliano precursore, oggi meno muscoli e più comprensione del disagio


Oggi è stato commemorato Giorgio Boris Giuliano, il capo della Squadra mobile di Palermo, ucciso dalla mafia in via Francesco Paolo Di Blasi, il 21 luglio del 1979. Sono state deposte corone di alloro, alla cerimonia hanno preso parte il capo della polizia, il prefetto Franco Gabrielli, i vertici delle forze dell'ordine, oltre ai familiari tra cui il figlio Alessandro Giuliano, oggi questore a Napoli, la moglie Ines Leotta, e le figlie Selima ed Emanuela Giuliano.


«È un ricordo doveroso, Boris Giuliano è stato un grande poliziotto, colpito alle spalle perché chi lo voleva uccidere aveva anche timore di una sua reazione. Essere qui a Palermo era un impegno personale che avevo preso con la signora Giuliano». E' quanto ha detto il capo della polizia, Franco Gabrielli che considera Boris Giuliano un «precursore. Quello di oggi - ha aggiunto Gabrielli - non è solo il ricordo di un poliziotto ucciso, ma anche di un poliziotto che aveva capito perfettamente quale doveva essere la strada per attaccare l'organizzazione criminale». Per il capo della polizia «ricordare Boris Giuliano non è solo ricordare un collega che è stato ucciso, ma è anche un collega che aveva capito prima e meglio di altri chi aveva di fronte e quali erano gli strumenti per sconfiggerli».


Poi il capo della polizia ha commentato con i giornalisti la difficile situazione sociale attuale, in cui le forze di polizia si devono muovere. «Prestiamo attenzione a due grandi questioni: la possibilità che la crisi economica diventi una "prateria" per la organizzazioni criminali e il tema dell'ordine pubblico.Abbiamo costituito un osservatorio nazionale, presso la direzione centrale della polizia criminale, che ha il compito di monitorare, indirizzare e fornire al decisore politico tutte le indicazioni utili per le misure che devono essere intraprese per contrastare questa possibilità».


Sul fronte dell'ordine pubblico per Gabrielli «queste situazioni provocheranno nel tessuto sociale delle lacerazioni perché molte persone avranno difficoltà a riprendere l'attività, perché quando il lavoro viene meno aumenta la disperazione e lo stato di sofferenza delle nostre popolazioni». per il capo della polizia la crisi causata dal Covid «lascerà delle conseguenze e noi forse di polizia dobbiamo dimostrare la professionalità che ci è propria, la capacità di entrare in empatia con la sofferenza e il bisogno della gente. In questo momento, non mi stanco di dirlo a chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico, ai prefetti e ai questori, di essere particolarmente attenti a interpretare il disagio della gente. Abbiamo bisogno non di esercizi muscolari. Le nostre forze dell'ordine si facciano ancora una volta interpreti del presidio di legalità».