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  • Redazione

Rosario Livatino, anche Mattarella alla commemorazione del giudice ragazzino ucciso 30 anni fa

Trent'anni fa veniva assassinato il giudice Rosario Livatino, il giudice "ragazzino" adesso in procinto di diventare beato. Oggi è stato il giorno della commemorazione, della memoria. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è venuto a Palermo per la cerimonia commemorativa a palazzo di Giustizia.



Alla cerimonia sono intervenuti: il Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca; il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, Roberto Maria Ferdinando Scarpinato; don Giuseppe Livatino, Postulatore della causa di beatificazione; il giornalista Felice Cavallaro; il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Gaetano Silvestri; il Primo Presidente aggiunto della Corte di Cassazione, Margherita Cassano; il Presidente di Sezione della Corte di Cassazione, Guido Raimondi.


Livatino - ha scritto Mattarella in un messaggio inviato al presidente della sottosezione di Agrigento dell'Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Miceli - «tra i primi, individuato lo stretto legame tra mafia e affari, concentrando l’attenzione sui collegamenti della malavita organizzata con gruppi imprenditoriali. Ricordare la vile uccisione di Rosario Livatino richiama la necessità di resistere alle intimidazioni della mafia opponendosi a logiche compromissorie e all’indifferenza, che minano le fondamenta dello stato di diritto. A distanza di trenta anni, desidero manifestare apprezzamento e vicinanza per tutte le iniziative promosse in ricordo di questo valoroso magistrato e rinnovare i sentimenti di partecipazione e gratitudine del Paese a tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato e che in questi anni ne hanno costantemente tenuto viva la memoria»


Mattarella e Musumeci

Per il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, «Rosario Livatino merita di essere onorato e ricordato anche perché rappresenta, con il suo estremo sacrificio, il simbolo della migliore gioventù di Sicilia. Quella che non è disposta a scendere a compromessi con i poteri criminali e sceglie, al contrario, di consacrare la propria vita agli ideali di Giustizia e al perseguimento del bene comune. Alla sua memoria l'omaggio del governo regionale, interprete del sentimento della Comunità isolana».


Su twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, parla di Livatino come «un esempio, da indicare ai giovani, di coraggio, moralità, impegno civile per la legalità senza la quale non ci può essere sviluppo e crescita economica nel paese». Anche la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, si affida a twitter per dire che «la sua dedizione al lavoro e i suoi valori sono un esempio per i giovani di oggi e per tutti noi».


Su facebook, il senatore Pietro Grasso (LeU) scrive: «Rosario Livatino era un magistrato fedele alla Costituzione e al Vangelo. Credeva nell'indipendenza, nell'imparzialità e nell'integrità morale dei giudici nell'esercizio delle funzioni e nella vita di tutti i giorni. Dagli uomini di Cosa nostra era ritenuto inavvicinabile e aveva il difetto di perseguire le cosche senza proclami ma col suo incessante lavoro quotidiano. Lo uccisero per questo esattamente 30 anni fa. Ricordo bene quel giorno: ero a Roma come consulente presso la Commissione Parlamentare, e mi precipitai in Sicilia con Giovanni Falcone. Ai suoi funerali eravamo tantissimi: colleghi, amici, cittadini onesti, per rendere omaggio a quel giudice giovanissimo e al suo impegno nella lotta alle cosche. È in corso il processo di beatificazione di Livatino, Papa Francesco lo ha spesso preso come esempio per chi fa il difficile lavoro di giudice. Mai come oggi la magistratura dovrebbe ripartire dalle sue parole per ritrovare credibilità e autorevolezza».


Su facebook anche il commento della presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: «Livatino fu definito da Giovanni Paolo II "martire della giustizia e indirettamente della fede". Uno straordinario servitore dello Stato, che ha dato la sua vita per combattere la criminalità organizzata e liberare l'Italia dal cancro mafioso».