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Sambuca di Sicilia, the shape of the harp


It is far too obvious to associate the name of the little town that in 2016 deserved the title of “Borgo dei Borghi” [the town of towns] to the elder or elderberry [Sambuco in Italian] tree that was also quite common in this area even in antiquity. The derivation of the name from the Greek word “sambyke”, meaning harp, is more likely – in fact, the structure of the historical centre is that of a harp, an instrument that is represented on the emblem of the Municipality and the City Hall is called Palazzo dell’Arpa, or the Palace of the Harp. The residents of Sambuca number just under six thousand and are proud of the ancient origin of their city – Mt. Adranone was inhabited by the Sicani when the settlers of Selinuntini, around the middle of the VI century. B.C. founded Adranon, destroyed by the Carthaginians at the end of the IV century. B.C.E. and rebuilt with evident Punic characters, only to be definitively destroyed in 250 B.C. by the Romans.


THE SARACEN DISTRICT In the early Christian age, the town was already located where we find it today, in the Belìce Valley, 6 km south of the ancient settlement, and which carried the name of Adragna. Following the construction of a castle by the emir, Al Zabuth, the city came back to life. The Saracen quarter, with the remains of the tower, with its “vanedde” and its courtyards still intact, is what makes this little town so unique. During Christmas, the arabesque alleys host one of the most beloved traditions of the inhabitants of Sambuca – the living nativity scene.


FROM THE CARMINE CHURCH TO PALAZZO PANITTERI The most interesting buildings date back to the 16th and 17th centuries, when the “large road” (today Corso Umberto) was opened and convents and palaces were built. These include the 16th century church of the Carmine, where you can admire the marble statue of the Madonna dell’Udienza attributed to Antonello Gagini, and the quadrangular Palazzo Panitteri, in late Renaissance style and which houses the Archaeological Museum. However, in order to truly capture the essence of this town, you will need to visit the Giambecchina Art Gallery, which contains forty wonderful works of the artist Giovanni Becchina, himself from Sambuca, and considered one of the best of the 20th century.


A STOP BY LAKE ARANCIO You can’t leave Sambuca without stopping near lake Arancio, an artificial basin that has become a natural oasis, a point of passage for several species of migratory birds. The uniqueness of an arc

hitectural masterpiece submerged by the waters – the Arab fortress of Mazzallakka from 830 – comes beautifully together with the spectacle of nature. This fortress is visible in its entirety only in some months of the year.


Angela Inferrera (guida turistica, socio ARGS)



Sambuca di Sicilia, la forma dell’arpa


Il fascino della città eletta “Borgo dei Borghi” nel 2016


È fin troppo scontato associare il nome del paese che nel 2016 ha meritato il titolo di “Borgo dei Borghi” alla pianta del sambuco che pure era assai diffusa in questa zona nell’antichità. Più probabile appare la derivazione del nome dalla parola greca sambyke che indica l’arpa, infatti l’impianto del centro storico è proprio a forma di arpa, strumento che tra l’altro è raffigurato sullo stemma del Comune e Palazzo dell’Arpa è detto il Municipio. I sambucesi sono poco meno di seimila e vanno fieri dell’origine antica della loro città: Monte Adranone era abitato dai Sicani quando i coloni selinuntini intorno alla metà del VI sec. a.C. vi fondarono Adranon, distrutta dai Cartaginesi alla fine del IV sec. a.C. e riedificata con evidenti caratteri punici per essere definitivamente distrutta nel 250 a.C. dai Romani.


IL QUARTIERE SARACENO In epoca paleocristiana l’abitato si trovava già nel sito odierno, nella Valle del Belìce, 6 Km a Sud dell’antico insediamento ed aveva il nome di Adragna. A seguito dell’edificazione di un castello, voluto dall’emiro Al Zabuth, la città tornò a vivere, ed è proprio il quartiere saraceno con i resti della torre, con le sue “vanedde” ed i suoi cortili ancora integri a rendere unico questo borgo. Nel periodo natalizio i vicoli arabeggianti ospitano una delle tradizioni più care agli abitanti di Sambuca, il presepe vivente.


DALLA CHIESA DEL CARMINE A PALAZZO PANITTERI Gli edifici di maggior interesse risalgono al XVI e XVII sec., periodo in cui fu aperta la “strada grande” (oggi corso Umberto) e furono costruiti chiese conventi e palazzi. Tra questi la cinquecentesca chiesa del Carmine dove si conserva la statua marmorea della Madonna dell’Udienza attribuita ad Antonello Gagini e il quadrangolare palazzo Panitteri in stile tardo rinascimentale che ospita il Museo Archeologico. Ma per cogliere l’essenza di questa cittadina è necessario visitare la Pinacoteca Giambecchina, che raccoglie quaranta meravigliose opere dell’artista sambucese al secolo Giovanni Becchina, considerato tra i migliori del Novecento.


UNA SOSTA AL LAGO ARANCIO Non si può andar via da Sambuca senza fare una sosta nei pressi del lago Arancio, un bacino artificiale diventato oasi naturalistica, punto di passaggio di diverse specie di uccelli migratori. Allo spettacolo della natura si associa l’unicità di un capolavoro architettonico sommerso dalle acque, la fortezza araba di Mazzallakka dell’830, visibile nella sua interezza solo in alcuni mesi dell’anno.


Angela Inferrera (guida turistica, socio ARGS)