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  • Gianluca Reale

Sicily, the Sicilian Identity of Lega entering the government


The Lega of Matteo Salvini enters the Sicilian regional government and, almost ironically, agrees to lead the Department of Cultural Heritage and Sicilian Identity. A stronghold of autonomism, the symbol of being Sicilian. A boutade? No, perhaps even a media move, in addition to a "wise" choice, given that the Cultural Heritage and Sicilian Identity was the only place still vacant in the government board. After the death of Sebastiano Tusa, the commissioner esteemed by all, including oppositions, President Musumeci had kept the Department of Cultural Heritage for himself, on an interim basis. Senator Stefano Candiani, regional secretary of the Lega, from the Po Valley, however, understood that place in the government board would not have shaken. The initial request for the Department of Agriculture had sparked waves of protest in the agricultural world, perhaps propitiated by someone who was against the hypothesis of the Lega at Agriculture. And in any case it would have created riots in the majority. Therefore, Candiani took what was there. That is, an identity bulwark (more in name than in fact) as the Sicilian Identity. It has effect, given that a few years ago the Lega (when it was still the Lega Nord) gave on to the "terroni" and some "soldiers" in green shirts called for Etna to wipe out the Sicilians. But there is little to embroider on it now. Matteo Salvini's Lega wanted to become a national party, and he also put his flag in Sicily, despite less than a year ago it was said Lega had no interest in joining the government (words by Candiani himself). A party which takes care of local identities, of territories. So, why wonder if the regional secretary has taken on a delegation that could mean a lot in terms of belonging? And then, there is the media side that will make a lot of talk and will give a lot of visibility. The one Lega needs right now. Maybe to grow further, highlighting an oxymoron, Lega-Sicilian Identity, which in fact no longer exists. The Lega thus becomes officially Sicilian too.


Now, the question is: who will be the Councilor for Cultural Heritage and Sicilian Identity? Press reports indicate the mayor of Furci Siculo, Matteo Francilia. A (baptismal) name that is already a guarantee. Young, clean, raised at the Christian Democrat court of Giampiero D'Alia, then in the Alternativa Popolare party of Angelino Alfano - at the time when the former Interior Minister supported the race for president of the Region of Fabrizio Micari (Pd) - then landed at the court by Salvini. Now Francilla is a Lega militant from Sicily. Matteo Salvini also slept at his home, Francilia corresponds to the logic of Lega that rewards good local administrators. In line with the first declarations of the leader Salvini: «Proud to join the regional government, first time in history, to confirm the administrative capacities of the women and men of the League, at the service of the Sicilians and of change. First objectives: enough bureaucracy and more work». It seems there are also disappointed in the Lega's home, also because the group in the Regional Assembly is a bit in decay. Giovanni Bulla abandoned it, returning to the UDC; Marianna Caronia seems to have suitcases in her hand. And on the name of Francilla there are some internal discontent, starting with Nino Minardo and Orazio Ragusa, the latter given for possible councilor for Agriculture, if the Lega had had that Department. But it goes without saying, Candiani has the power to decide, he has taken what the convent offers. On the other hand, the Lega on identity plays its whole game. Italians first. Now, with more force, it is easier to say: Sicilians first.



(ITA) Sicilia, la Lega nel governo e quella delega all'Identità Siciliana


La Lega entra nel governo regionale siciliano e, quasi per ironia della sorte, accetta di guidare l'Assessorato ai Beni Culturali e all'Identità Siciliana. Una roccaforte dell'autonomismo, il simbolo dell'essere siciliano. Una boutade? No, forse anche una mossa mediatica, oltre a una scelta "saggia", visto che quello dei Beni culturali e dell'Identità siciliana era l'unico posto ancora vacante nelle giunta di governo. Dopo la morte di Sebastiano Tusa, l'assessore stimato da tutti, opposizioni comprese, il presidente Musumeci aveva tenuto l'assessorato ai Beni Culturali per sè, ad interim.


Il senatore Stefano Candiani, segretario regionale della Lega, padano fino al midollo, però ha capito che quel posto in giunta non avrebbe creato scossoni. La richiesta iniziale per la delega all'Agricoltura aveva suscitato ondate di protesta nel mondo agricolo, magari propiziate da qualcuno proprio avverso all'ipotesi Lega all'Agricoltura. E comunque avrebbe creato rivolte nella maggioranza. Perciò, Candiani s'è preso quello che c'era. Ovvero, un baluardo identitario (più nel nome che nei fatti) come l'Identità Siciliana. Fa effetto, visto che un po' di anni fa la Lega (quando era ancora Lega Nord) dava addosso ai terroni e qualche "soldato" in camicia verde invocava che l'Etna spazzasse via i siciliani. Ma c'è poco da ricamarci su, adesso. La Lega di Matteo Salvini è voluta diventare un partito nazionale, e ha messo la sua bandierina anche in Sicilia, nonostante meno di un anno fa diceva di non avere interesse ad entrare nel governo (parole dello stesso Candiani). Un partito attento alle identità locali, ai territori. Quindi, perché meravigliarsi se il segretario regionale s'è preso una delega che potrebbe voler dire molto sul piano dell'appartenenza? E, poi, c'è il lato mediatico che farà parlare tanto e potrà dare tanta visibilità. Quella che serve in questo momento. Magari per crescere ancora, evidenziando un ossimoro, Lega-Identità Siciliana, che di fatto non esiste più. La Lega diventa così, ufficialmente anche siciliana.


Resta il nodo del chi: chi sarà l'assessore ai Beni Culturali e all'Identità Siciliana? Le indiscrezioni di stampa indicano il sindaco di Furci Siculo, Matteo Francilia. Un nome (di battesimo) che è già una garanzia. Giovane, pulito, cresciuto alla corte democristiana di Giampiero D'Alia, poi in Alternativa popolare di Angelino Alfano al tempo in cui l'ex ministro dell'Interno sosteneva la corsa a presidente della Regione di Fabrizio Micari (Pd), quindi approdato alla corte di Salvini, leghista di Sicilia. Matteo Salvini ha anche dormito a casa sua, Francilia corrisponde alla logica della Lega che premia i bravi amministratori locali. In linea con le prime dichiarazioni del leader Salvini: «Orgogliosi di entrare nel governo regionale, prima volta nella storia, per confermare le capacità amministrative delle donne e degli uomini della Lega, al servizio dei siciliani e del cambiamento. Primi obiettivi: basta burocrazia e più lavoro».


Pare ci siano anche i delusi in casa leghista, anche perché il gruppo all'Assemblea regionale è un po' in disfacimento. Giovanni Bulla lo ha abbandonato, tornandosene all'Udc; Marianna Caronia viene ritenuta con le valigie in mano. E sul nome di Francilla ci sono alcuni malcontenti interni, a cominciare da Nino Minardo e da Orazio Ragusa, quest'ultimo dato per possibile assessore all'Agricoltura, se la Lega avesse avuto quell'Assessorato. Ma va da sè, Candiani ha il potere di decidere, ha preso quello che offre il convento. D'altronde la Lega sull'identità gioca tutta la sua partita. Prima gli italiani. Adesso, con più forza, prima i siciliani.