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  • Massimo Blandini

The alarm sounds for the Sicilian cultural heritage

This is one of the main reasons for the Sicilian pride of the living room: the percentage of our cultural assets compared to the total assets of Italy. Every time you touch on the subject, a dance of improbable numbers comes up: a quarter, a third, 40%, half, more than half, and so on multiplying. The perfect prologue to a surreal story.


In Sicily there is really one of the highest shares of the national cultural heritage complex: over 9%, a percentage that rises to about 30% if we consider only the archaeological heritage. In the island there are also 27.9% of the museums of Southern Italy (which represent 6.2% of Italian museums), there are 1950 archaeological sites, 12,300 buildings of architectural interest in urban centers, about 48,000 historical-artistic assets, 950 libraries, 181 museum institutes. Seven are the UNESCO sites, which place Sicily in second place, among the Italian regions, for the number of material heritage of humanity.

We should certainly not complain. On the contrary: insufficient management, lack of projects, inadequate choices, waste, lack of investment, clientele, particular interests, electoral commercialization. Another dance, this time of complaining.

And yet the premise suggested a very different picture. In 1975 the State transferred to the Region the powers regarding "antiquities, artistic works and museums, as well as the protection of the landscape". The Region in turn passed an innovative framework law, focusing on three points: protection, enhancement, democratic participation of citizens. Of the first two, there is often only one section left on paper, but there is no trace of the third. Forty years, marked by further regulatory interventions, local and national. They have become, in turn, occasions lacking in growth and development. Forty years of great expectations and deep disappointments, utopias and betrayals. The cultural heritage alarm, in Sicily, has never stopped sounding.

A melancholic story to which we add, in these days, another chapter, which promises very well. Let's talk about the law proposal under consideration by the fifth commission of the Sicilian Regional Assembly, chaired by Luca Sammartino, deputy of Italia Viva. A proposal that has already achieved a first, important result: to bring together a broad front of environmentalists, associations, committees and professional bodies, united in raising criticism and objections to the text under discussion. Sicilian Forum of the movements for Water and Common Goods, Legambiente Sicilia, Zero Waste Sicilia, WWF Sicilia, Italia Nostra Sicilia, Comitato Rodotà Beni Pubblici e Comuni Sicilia, Centro Consumatori Italia, the Orders of the Architects of Catania and Palermo, Article 9, Comitato della Valle del Mela: all together to worry and challenge. In the company of the opposition parties, which already promise battle.

The main accusation is to smuggle the dismantling of the system of protection and preservation of the cultural heritage and landscape of the island with the transposition of national legislation (Code of Cultural Heritage, Franceschini reform). The most controversial point concerns the role of the Superintendencies, with the emptying of their main competences: the authorization measures on cultural heritage would in fact be delegated to the General Manager of the Department, the elaboration of the landscape plans would pass to the Territory and Environment Department, while their application, with the issuing of authorizations for building works, would be entrusted to the municipal offices.

The evaluation of technicians and scholars would be replaced by the action of administrative subjects completely lacking the necessary experience and knowledge. The function of guaranteeing the general interest could be countered by the prevalence of compromises and private interests. These are the reported risks.

Moreover, the joint statement of the complainants states that, without the valuable work of the Superintendencies, there would not have been an adequate reporting activity and an obstacle to monsters such as incinerators, abnormal landfills, unauthorised regasifiers. Among the cases mentioned are the incinerator in the Valle del Mela, in the province of Messina, and the Oikos landfill in the province of Enna.

A real reform, they say, rather than dismantling these structures should instead strengthen them, providing them with financial resources, adequate staff and tools and equipment to support the tasks to be carried out.

For his part, Sammartino has specified that the measure intends to reorganize in an organic way the whole sector, with 56 articles that regulate the different aspects of the management and use of cultural and landscape heritage, defining the part related to the reorganization of the Superintendence a provocation, useful to provoke a debate to collect contributions for improvement.


(ITA) Suona l'allarme per i beni culturali siciliani


E’ uno dei motivi principali dell’orgoglio siciliano da salotto: la percentuale dei nostri beni culturali rispetto a quelli complessivi dell’Italia. Ogni volta che si sfiora l’argomento, ecco spuntare una danza di numeri improbabili: un quarto, un terzo, il 40%, la metà, più della metà, e via moltiplicando. Il prologo perfetto di una storia surreale.

In Sicilia si trova realmente una delle quote più elevate del complesso dei beni culturali nazionali: oltre il 9%, percentuale che sale a circa il 30% se si considerano i soli beni archeologici. Nell’isola sono inoltre presenti il 27,9% dei musei del Mezzogiorno (che rappresentano il 6,2% di quelli italiani), i siti archeologici sono 1950, 12.300 gli edifici di interesse architettonico nei centri urbani, circa 48.0000 i beni storico-artistici, 950 le biblioteche, 181 gli istituti museali. Sette sono i siti Unesco, che la collocano al secondo posto, tra le regioni italiane, per numero di beni materiali patrimonio dell’umanità.

Non dovremmo certo lamentarci. E invece: gestione insufficiente, assenza di progetti, scelte inadeguate, sprechi, mancati investimenti, clientele, interessi di bottega, mercimonio elettorale. Un’altra danza, questa volta di lamenti.

Eppure le premesse lasciavano presagire un quadro ben diverso. Nel 1975 lo Stato trasferiva alla Regione i poteri in materia di “ antichità, opere artistiche e musei, nonché la tutela del paesaggio”. La Regione a sua volta approvava una legge quadro innovativa, incentrata su tre punti: tutela, valorizzazione, partecipazione democratica dei cittadini. Dei primi due è rimasto spesso solo un tratto sulla carta, del terzo invece non c’è traccia. Quarant’anni, scanditi da ulteriori interventi normativi, locali e nazionali. Diventati, a loro volta, occasioni mancate di crescita e sviluppo. Quarant’anni di grandi aspettative e di profonde delusioni, di utopie, di tradimenti. L’allarme beni culturali, in Sicilia, non ha mai smesso di suonare.

Una storia malinconica alla quale si aggiunge, in questi giorni, un ennesimo capitolo, che promette molto bene. Parliamo del disegno di legge all’esame della quinta commissione dell’Ars, presieduta da Luca Sammartino, deputato di Italia Viva. Una proposta che ha già raggiunto un primo, importante risultato: mettere d’accordo un ampio fronte di ambientalisti, associazioni, comitati e ordini professionali, uniti nel sollevare critiche e obiezioni al testo in discussione. Forum siciliano dei movimenti per l'Acqua e i Beni Comuni, Legambiente Sicilia, Zero Waste Sicilia, WWF Sicilia, Italia Nostra Sicilia, Comitato Rodotà Beni Pubblici e Comuni Sicilia, Centro Consumatori Italia, gli ordini degli Architetti di Catania e Palermo, Articolo 9, comitato della Valle del Mela: tutti insieme a preoccuparsi e contestare. In compagnia dei partiti di opposizione, che già promettono battaglia.

L’accusa principale è quella di contrabbandare lo smantellamento del sistema di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico dell’isola con il recepimento della normativa nazionale (codice dei beni culturali, riforma Franceschini). Il punto più controverso è quello che riguarda il ruolo delle Soprintendenze, con lo svuotamento delle loro competenze principali: i provvedimenti autorizzativi sui beni culturali sarebbero infatti demandati al Dirigente Generale del Dipartimento, l’elaborazione dei piani paesaggistici passerebbe all’Assessorato territorio e ambiente, mentre la loro applicazione, con il rilascio delle autorizzazioni per le opere edilizie, verrebbe affidata agli uffici comunali.

Alla valutazione di tecnici e studiosi si sostituirebbe l’azione di soggetti amministrativi del tutto privi dell’esperienza e delle conoscenze necessarie. Alla funzione di garanzia dell’interesse generale potrebbe contrapporsi il prevalere di compromessi e interessi privatistici. Questi i rischi denunciati.

Del resto, si legge nel comunicato congiunto dei contestatori, senza il lavoro prezioso delle Soprintendenze non ci sarebbe stata un’adeguata attività di denuncia e di ostacolo ad ecomostri quali inceneritori, discariche abnormi, rigassificatori non autorizzati. Fra i casi ricordati quello dell’inceneritore della Valle del Mela, in provincia di Messina, e della discarica della Oikos, in provincia di Enna.

Una vera riforma, sostengono concordi, piuttosto che smantellare queste strutture dovrebbe invece rafforzarle, dotandole di risorse finanziarie, organici adeguati e strumenti e attrezzature di supporto per i compiti da svolgere.

Dal canto suo Sammartino ha precisato che il provvedimento intende riordinare in maniera organica l’intero settore, con ben 56 articoli che disciplinano i diversi aspetti della gestione e fruizione dei beni culturali e paesaggistici, definendo la parte relativa alla riorganizzazione delle Soprintendenze una provocazione, utile a suscitare un dibattito per raccogliere contributi migliorativi.

Anni fa, lo storico dell’arte Montanari, lanciò la sua provocazione: l’abolizione dell’Autonomia riguardo la gestione del patrimonio culturale siciliano. Le Soprintendenze, diceva, non possono dipendere dalla politica locale. La Regione dovrebbe solo preoccuparsi di assumere archeologi e storici dell’arte, per curare e gestire i propri beni.

A quale delle due occorrerebbe dare una risposta, a questo punto della storia?