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  • Massimo Blandini

The secret formula of pop in Colapesce and DiMartino’s new album

First there is that profetic title, which grabs thoughts and emotions and brings them back into the vortex we have just crossed. And then there’s the music. The one we meet inside a record with that title, “I Mortali”, the result of the common work of two Sicilian friends who have given a new meaning to the word songwriter: Colapesce and DiMartino.


Released on June 5th, it's one of the few albums that came to life during these complicated months. As the world stopped, Colapesce and DiMartino decided that the music, their music, should continue. A nice gesture, against the current, the best way to say here we are, we don't give up. Ten songs written, sung and played together, to fight isolation through sharing. Songs that compose a delicate sound picture, veiled with irony and slight nostalgia, in perfect balance between the dreamy intimism of the former and the reflective energy of the latter. But ten are also the years of their friendship, of their respective musical adventures. The Kabbalah of the ten, they could not fail to do this record.


So here is "I Mortali", the first record of the couple, even if the two have long been an artistic couple, having written many successful songs for some protagonists of the new Italian music scene: Levante, Marracash, Emma, Malika Ayane, among others.


It's pure auteur pop that resonates between the grooves of each track. The same with which both musicians, in their solo careers, have always juggled with extreme skill. Just think of "Un meraviglioso declino", Colapesce debut and Targa Tenco in 2012, or the last one, inspired DiMartino recording work, "Afrodite". This time, however, we find something new and different, an unusual, and partly unexpected, artistic tension, suspended between linguistic experimentation on lyrics and an unsettling variety of musical influences.


But maybe, it would be better to say, it's just pop, as a scientific research of a few months ago seems to suggest, according to which the quality of a pop song depends on the feeling of uncertainty and astonishment aroused by the succession of chords. Which is what Colapesce and DiMartino very well do. "We like songs that make you feel uncomfortable, the element of disturbance that puts you in awe and catches your attention": that's how they explain this secret formula, which turns a song into a hit and makes their record a little gem.


There are many worlds inside the ten micro-stories narrated by "I Mortali": the yearning of adolescence, mortality as life celebration, self-irony about the songwriter condition, the criminal love, the romantic lightness of the last day. And there is, of course, Sicily, which becomes a spell full of memories, distant images, ghosts and siren voices: Bufalino, Sciascia, Battiato, the Normans and the Spanish, Maiorana, the Arab moon, Carmen Consoli, Tomasi di Lampedusa, Ortigia and Scala dei Turchi.


Timeless worlds that the two friends have dreamed of, lived and sometimes abandoned, into which they allow us to enter, for a moment, to scrutinize them closely.

"We liked the idea of dedicating a record to us mortals, to our banality, but at the same time to the infinite uniqueness of our thought as humans". Mortals are grateful, in the end.




(ITA) La formula segreta del pop nel nuovo disco di Colapesce e DiMartino.


Prima c’è quel titolo profetico, che afferra i pensieri e le emozioni e li riporta dentro il vortice che abbiamo appena attraversato. E dopo c’è la musica. Quella che incontriamo dentro un disco con quel titolo, “I Mortali”, frutto del lavoro comune di due amici siciliani che hanno dato un nuovo senso alla parola cantautore: Colapesce e DiMartino.


Pubblicato il 5 giugno, è uno dei pochi album che ha preso vita durante questi mesi complicati. Mentre il mondo si fermava, Colapesce e DiMartino decidevano che la musica, la loro musica, dovesse continuare. Un bel gesto, controcorrente, il modo migliore per dire noi ci siamo, non molliamo. Dieci canzoni scritte, cantate e suonate insieme, per combattere l’isolamento attraverso la condivisione. Brani che compongono un affresco sonoro delicato, velato di ironia e di lieve nostalgia, in perfetto equilibrio tra l’intimismo trasognato del primo e l’energia riflessiva del secondo. Ma dieci sono anche gli anni, dell’amicizia che li lega e delle rispettive avventure musicali. La cabala del dieci, questo disco non potevano non farlo.


Ecco dunque “I Mortali”, il primo disco della coppia, anche se i due, già da tempo, sono una coppia artistica di fatto, avendo scritto molti brani di successo per alcuni dei protagonisti della nuova scena musicale italiana: Levante, Marracash, Emma, Malika Ayane, tra gli altri.


E’ puro pop d’autore quello che risuona tra i solchi di ciascuna delle tracce. Lo stesso con il quale entrambi i musicisti, nelle loro carriere da solisti, si destreggiano da sempre con estrema abilità. Basti pensare a “Un meraviglioso declino”, esordio di Colapesce e Targa Tenco nel 2012, oppure all’ultimo, ispirato DiMartino di “Afrodite”. Qui però troviamo qualcosa di nuovo e di diverso, un' inedita, e in parte inaspettata, tensione artistica, sospesa tra la sperimentazione linguistica sui testi e una spiazzante varietà di influenze musicali.


Ma forse, sarebbe meglio dire, è solo pop e basta, come sembra suggerire una ricerca scientifica di pochi mesi fa, secondo la quale la qualità di un brano pop dipende dalla sensazione di incertezza e di stupore suscitata dalla successione degli accordi. Che è poi quello che fanno molto bene Colapesce e DiMartino. “Ci piacciono le canzoni che mettono a disagio, l’elemento di disturbo che mette in soggezione e cattura l’attenzione”: la spiegano così questa formula segreta, che trasforma una canzone in un successo e rende il loro disco un piccolo gioiello.


Ci sono molti mondi dentro le dieci microstorie narrate da "I Mortali": lo struggimento dell’adolescenza, la mortalità come celebrazione della vita, l’autoironia sulla condizione del cantautore, l’amore criminale, la romantica leggerezza dell’ultimo giorno. E c’è, naturalmente, la Sicilia, che diventa un incantesimo pieno di ricordi, immagini lontane, fantasmi e voci di sirena: Bufalino, Sciascia, Battiato, i normanni e gli spagnoli, Maiorana, la luna araba, Carmen Consoli, Tomasi di Lampedusa, Ortigia e la Scala dei Turchi.


Mondi senza tempo che i due amici hanno sognato, vissuto e a volte abbandonato, dentro ai quali ci concedono di entrare, per un attimo, per scrutarli da vicino.

“Ci piaceva l’idea di dedicare un disco a noi mortali, alla nostra banalità, ma allo stesso tempo all’infinita unicità del pensiero di noi umani”. I mortali ringraziano, alla fine.