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  • Gianluca Reale

Unione Europea, Fabio Castaldo: «Verso un'Europa più federale solo con la cooperazione rafforzata»

«Dobbiamo ambire a un'Europa che non sia una prayer, ma un player, che non resti un pezzo della scacchiera mondiale, ma che si una giocatore vero e proprio». Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e vice presidente del parlamento europeo, sembra avere le idee chiare su cosa deve fare l'Europa per guardare al futuro, tornare a contare, ripartendo proprio dal Piano Next generation Eu.



Ha esposto le sue idee a Catania, nel corso del festival di geopolitica Mare Liberum. L'occasione è stata il panel dall'evocativo tema "Gli Stati uniti d'Europa". Ma il punto di partenza della riflessione, sta proprio sulla stabilità dell'Italia. «le recenti elezioni regionali - dice Castaldo - hanno consolidato il governo, senz’altro. Sarebbe andata ancora meglio se da ambo le parti ci fosse stata la lungimiranza di cercare accordi verso l’alto e non chiudersi nella ricerca di poltrone, o in altre diatribe. Ma il risultato ci ha consentito di guadagnare capitale molto prezioso che si chiama tempo. Adesso dobbiamo saperlo investire».


Com'è messa l'Europa ai tempi del Covid?

«All’inizio della crisi pandemica in Ue c’è stato quasi un collasso di Schengen, il rischio della chiusura delle frontiere, c’è voluto tempo, ma si è evitato; c’è anche una crescita delle diseguaglianze; è in crisi del modello di globalizzazione che avevamo adottato. E in tutto ciò, sono apparse più palesi le contrapposizioni che hanno diviso l'Ue in questi ultimi anni: quella Nord-Sud, dei paesi "frugali" contro quelli "solidali" o come li chiama qualcuno "club med" e quella della contrapposizione politica sta scuotendo anche la “faglia sismica” Ovest-Est, tra i paesi occidentali e quelli di Visegrad, una contrapposizione valoriale ancora non ricucita. Il dibattito di fondo, che è sempre esistito, è tra cooperazione crescente che diventa un atto federativo e una semplice cooperazione volontaria su base nazionale. E’ questa la diatriba».

Potremo arrivare a una soluzione?

«In questa fase storica l'Europa ha vissuto due stress test: importanti: la Brexit e una crisi del nostro ruolo geopolitico nel mondo. Quindi questa crisi ci porta ad fare bagno di umiltà e mettere a nudo punti critici della Ue».


Quindi?

«Non a caso la risposta alla crisi è chiamata Next Generation EU: la mutualizzazione del rischio, che vuol dire solidarietà, ambizione, ricostruire, modellare quello che dovrà arrivare; Eu for Health significa che l'Europa si comincia a interessare della salute, delle condizioni di vita dei suoi cittadini; poi serve recuperare la sovranità tecnologica, dell’innovazione, dei modelli economici: i dati, i big data, della Ue varranno da soli 830 mld e dovremo fare in modo di gestirli noi, non essere terra di conquista. Il Green Deal significa lavorare per una maggiore resilienza, all'innovazione, ma anche ambire a una qualità della vita migliore».

Le risorse messe in vampo con next Generation Eu sono imponenti, cosa sacrifichiamo?

«Oltre alle luci di cui parlavo prima, in Europa ci sono anche ombre pericolose che non possiamo ignorare: il taglio a Erasmus +, i tagli a Horizon Europe, i tagli enormi al fondo europeo della difesa e quindi al concetto stesso dell’autonomia strategica che per decenni abbiamo appaltato agli Usa, partner principale Nato. Russia e Turchia stanno facendo quello che vogliono, vedi in Libia o in Siria, abbiamo abdicato al nostro compito di mediatori. Vale lo stesso sui Balcani occidentali. Se lasciamo spazi qualcuno si insedierà in quello spazio: Sta accadendo sotto i nostri occhi».

La sfida degli Stati uniti d'Europa, sogno che può diventare realtà o no?

«E' fondamentale essere pragmatici, serve una politica europea concreta, efficace senza eccessivi voli pindarici, Next Generation Eu deve diventare strutturale, possiamo utilizzare I famosi "rebates": se vogliono ottenerli nel prossimo bilancio devono darci una misura permanente sul debito comune. Poi serve una riforma dell'Unione fiscale, sempre più necessaria vista l’unione monetaria. E ancora, lotta alle diseguaglianza, salario minimo».


Davvero tutto questo sarà possibile realizzarlo a 27?

«Credo di no, ma abbiamo un’arma: la cooperazione rafforzata prevista dal trattato di Lisbona; immagino un gruppo di Paesi, 12-15, superare il blocco di alcuni paesi che hanno palesato una visione diversa: Lo possiamo fare sulle politiche fiscali, su un’unione di bilancio più federale, per superare l’unanimità sulla politica estera».


Come superare lo stallo di chi si oppone a questa visione?

«Dobbiamo esser capaci di negoziare nel parlamento europeo. Se vogliamo sbloccare i veti incrociati bisogna far leva contro i paesi ostruzionistici agendo sul loro portafoglio: bloccare politiche di coesione a chi non partecipa ai processi»,


E l'Italia che garanzie da?

«C’è effettivamente un tema anche italiano: dimostrare la capacità di spendere, avere una pubblica amministrazione adeguata. Ma non possiamo perdere l’ultimo treno. Se questa volta falliamo Next Generation EU non vedo una sostenibilità del nostro debito a medio lungo termine».