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Via D'Amelio, those words of Borsellino: «I'm finding things, other than Tangentopoli...»

Updated: Jul 21

28 years have passed since July 19, 1992, the day in which Judge Paolo Borsellino lost his life with the men of the escort in via D'Amelio in Palermo, in the attack organized by Cosa Nostra with a car bomb.



Twenty-eight years in which the total truth about the massacre has not yet fully emerged. Today, the revelations of the daily newspaper, La Repubblica, which has gone to examine the minutes of '92, recently desecrated by the Superior Council of the Judiciary. In which the journalists found a sentence that the magistrate confessed to Maria Falcone, sister of Judge Giovanni Falcone, also killed by Cosa Nostra 57 days before Borsellino.


«Stay calm because I'm trying to get there... stay calm, we'll get there». This is what Paolo Borsellino said to Maria Falcone at the end of the mass after 30 days from the Capaci attack. But Maria Falcone added to the daily newspaper to remember also other, more precise words: «I'm coming to find some things, other than Tangentopoli and Tangentopoli», Borsellino would have said referring to the maxi investigation of the Milan Public Prosecutor's Office on illicit party financing. The minutes of '92 were acquired by the general prosecutor of Caltanissetta, Roberto Scarpinato, who supports the accusation in the appeal process on the state-mafia negotiations.


In the massacre in Via D'Amelio a piece of truth is still missing and there are still many unanswered questions. Starting with the red diary of the judge, who disappeared from the scene of the crime and was never found. Yet Borsellino always took it with him. The mysteries - they also concern the attack on Giovanni Falcone - must clarify whether there were deviant apparatuses of the State that took part in the two attacks. That is, if, in addition to the Cosa Nostra massacre leaders - Totò Riina, Leoluca Bagarella, the Graviano brothers and Matteo Messina Denaro, the only boss who has not yet been captured - had been "helped" by someone else within the state apparatus.



(ITA) Via D'Amelio, quelle parole di Borsellino: «Sto trovando cose, altro che Tangentopoli...»


Sono 28 gli anni trascorsi dal 19 luglio 1992, giorno in cui il giudice Paolo Borsellino perse la vita con gli uomini della scorta in via D'Amelio a Palermo, nell'attentato organizzato da Cosa Nostra con un'auto bomba. Ventotto anni in cui la verità totale sulla strage non è ancora del tutto emersa. Oggi le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, che è andato a spulciare i verbali del '92 desecretati di recente dal Consiglio superiore della magistratura. Nei quali ha trovato una frase che il magistrato confesso a Maria Falcone, la sorella di Giovanni ucciso anche lui da Cosa Nostra 57 giorni prima di Borsellino. «State calmi perché sto cercando di arrivare... state tranquilli, ci riusciremo». Questo disse Paolo Borsellino a Maria Falcone al termine della mesa per il trigesimo dell'attentato di Capaci. Ma Maria Falcone ha aggiunto al quotidiano di ricordare anche altre parole, più precise: «Sto arrivando a trovare delle cose, altro che tangentopoli e tangentopoli», riferendosi alla maxi inchiesta della procura di Milano sui finanziamenti illeciti ai partiti. I verbali del '92 sono stati acquisiti dal procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, che sostiene l'accusa nel processo d'appello sulla trattativa stato-mafia.


Nella strage di via D'Amelio manca ancora un pezzo di verità e ci sono ancora molte domande senza risposta. A cominciare dall'agenda rossa del giudice, che scomparve dalla scena del delitto e non si è mai trovata. Eppure Borsellino la portava sempre con se. I misteri - riguardano anche l'attentato a Giovanni Falcone - devono chiarire se ci furono apparati deviati dello Stato che ebbero parte nei due attentati. Se cioè, oltre ai vertici stragisti di Cosa Nostra - Totò Riina, Leoluca Bagarella, I fratelli Graviano e Matteo Messina Denaro, l'unico boss che ancora non si è riusciti a catturare - fossero stati "aiutati" da qualcun altro, all'interno dell'apparato statale.