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  • Gianluca Reale

Zoomafie, in Sicilia i clan sempre più presenti in corse di cavalli e combattimenti fra cani

L’ombra lunga della criminalità organizzata su corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazioni clandestine, uccisione di animali, traffico di fauna selvatica, pesca di frodo. Sono questi i reati più frequenti a danno degli animali in Sicilia, analizzati nel Rapporto Zoomafia 2020, alla sua ventunesima edizione, redatta da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lav.


Secondo il Rapporto, che si riferisce ai dati 2019, ogni 12 ore in Sicilia è stato aperto un procedimento penale per reati a danno di animali, con un indagato ogni 7 ore circa. Rispetto al 2018, è stata registrata una diminuzione delle denunce del 16%, mentre il numero degli indagati è aumentato addirittura del 167%. «Meno procedimenti penali aperti – chiarisce Troiano - non corrispondono obbligatoriamente a meno casi reali di maltrattamento animale». Secondo il Rapporto l’anno scorso in Sicilia sono stati registrati circa 760 fascicoli (circa l’8% di quelli nazionali) e circa 1200 indagati (il 20,54% di quelli nazionali), ovvero 23,73 indagati ogni 100.000 abitanti. «L’alto numero degli indagati rispetto ai procedimenti – precisa Troiano - si spiega con l’esistenza di un procedimento per corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali, con ben 336 indagati, che ha fatto salire di molto la media del numero di indagati». Il riferimento è a Catania, dove nel 2019 sono stati registrati 77 procedimenti con 786 indagati: rispetto all’anno prima i procedimenti sono diminuiti del 14% passando da 90 a 77, mentre il numero degli indagati è aumentato del +509% passando da 129 a 786 a causa di un procedimento penale per corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali proprio con 336 indagati.

I dati analizzati dal Rapporto, provengono da 12 Procure siciliane e da quelle presso i tribunali per i minorenni. I territori dove si registra un aumento dei reati a danno di animali, sono quelli di Caltanissetta (46 procedimenti, 24 indagati, +31% e +71% rispetto al 2018), Gela (+85% di procedimenti, + 125% gli indagati), Siracusa, dove è stato scoperchiato un importante traffico di cuccioli (indagati +98%, procedimenti -17%).

«La Sicilia è una delle regioni dove la zoocriminalità è più attiva. Si registrano tutti i reati presi in esame, dall’abbandono al maltrattamento sino a quelli dove è fortemente presente la criminalità organizzata», dice Troiano. Per esempio nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli. Il Le «inchieste degli ultimi anni hanno confermato l’interesse di alcuni sodalizi mafiosi per le corse clandestine di cavalli», in particolare il clan Giostra di Messina, il clan Spartà e i “Mazzaroti” della provincia di Messina; i Santapaola e i Piacenti - Ceusi di Catania. Anche l’ippica ufficiale non esente dall’infiltrazione mafiosa: lo dimostra l’indagine dei carabinieri “Corsa Nostra” sulle corse dell’ippodromo di Palermo.

«Per i combattimenti - prosegue Troiano - esiti giudiziari hanno confermato il coinvolgimento di appartenenti a clan messinesi. Le infiltrazioni della criminalità organizzata si registrano anche nel settore della pesca e del commercio di pesce, come le inchieste sul clan Rinzivillo hanno mostrato. I traffici legati allo sfruttamento degli animali, come diciamo da anni, rappresentano un’importante fonte di guadagno per i vari gruppi criminali. E a bassissimo rischio».


Ovviamente, il Rapporto considera anche la “mafia dei pascoli”, le macellazioni clandestine, gli allevamenti illegali, il traffico di sostanze anabolizzanti o di farmaci non autorizzati, la vendita di carne di animali affetti da patologie, il commercio clandestino di carne. «La macellazione abusiva e l’abigeato – conclude Troiano - rappresentano un serio problema di sicurezza sanitaria e alimentare, così come l’uccisione illegale di fauna, ad esempio cinghiali e altri animali utilizzati a scopo alimentare. Tutte attività che sfuggono ai controlli sanitari».